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Pubblicato da (Orasputin) in Musica il 06-11-2009
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ARBEIT MACHT FREI
Area
Cramps, 1973
Prog rock


Il ricordo di una solida realtà del panorama musicale nostrano.


By R. Deep

Gli Area  furono una delle band del cosiddetto ‘lato b’ della musica italiana degli anni ’70, quello che non si rifugiava costantemente nelle facili canzonette d’amore o che non ricorreva necessariamente alla cover o interpretazione in lingua italiana di brani di gruppi internazionali che contemporaneamente stavano coniando nuovi e influenti linguaggi della musica rock.
Influenzati dai Soft Machine e dalla scena di Canterbury e provenienti da diverse esperienze (chi dal jazz, chi dal beat,ecc.), imposero col debutto “Arbeit Macht Frei” (ovvero “Il lavoro rende liberi”, dal terribile motto dei campi di sterminio nazisti) un vero e proprio mosaico di suoni costruito con perizia e capacità tecniche superlative, che fonde progressive, jazz, rock, fusion, elettronica, world music, musica d’avanguardia ed influssi mediterraneo/orientaleggianti.
Musica al servizio di un forte messaggio socio-politico (di orientamento sinistroide) che attinge dagli eventi della realtà e che non disdegna il ricorso a gesti provocatori per far valere le proprie posizioni (come l’allegare una pistola di cartone al disco al momento della pubblicazione). Il carattere distintivo del gruppo comunque è e resterà negli anni la voce ‘diversa’ e originale di Demetrio Stratos, maestro di vocalizzi incredibili, potenti e lancinanti, singhiozzanti e sussurranti, non un canto ma un vero e proprio utilizzo della voce come uno strumento che si amalgama alla perfezione alla musica prodotta dai suoi compagni.
Per quanto riguarda le liriche, queste non fanno nulla per non esplicitare il concept dell’intera opera, ovvero la presa di coscienza degli orrori prodotti dall’essere umano; si prenda la celebre ed orecchiabile “Luglio, Agosto, Settembre (Nero)” (una canzone sulla questione israeliano-palestinese, tema purtroppo ancora oggi attualissimo) che ci offre versi duri del tipo: “Non è colpa mia se la tua realtà mi costringe a fare guerra all’omertà / Forse un dì sapremo quello che vuol dire affogare nel sangue con l’umanità…Legge nella storia tutto il mio dolore / canta la mia gente che non vuol morire” o ancora, da “Le Labbra Del Tempo”: “Facce sporche di paura che si nascondono al buio / Luci spente sugli altari di una stupida omertà / Gesti, urla, rabbia,vivere / senza nulla dire, senza nulla fare / è un diritto che io ho…”.
Il resto sono pura improvvisazione e free-form, follie soniche, virtuosismi, inaspettate esplosioni di chaos strumentale e tanta sperimentazione, che raggiunge i suoi picchi nella title-track (dalla lunga intro fatta di rumori vari) e in “L’Abbattimento Dello Zeppelin”, pezzo caratterizzato da una prestazione vocale ancora più eclettica, quasi onomatopeica e da momenti di chaos decisamente più violenti (John Zorn è visibile dietro l’angolo..).
La prematura scomparsa di Stratos, avvenuta nel 1979 per leucemia, pose fine alla carriera degli Area, ma non ostacolò il diffondere della sua influenza a livello canoro nei riguardi di personaggi che fanno parte di realtà musicali moderne e contemporanee, alcuni dei quali degni di nota come John De Leo (ex Quintorigo) e Mike Patton (che dichiarò espressamente l’ispirazione).


Voto: 8


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