DOCTOR SEDUCTION
The Zen Circus
Linfa Records, 2004
Indie pop
…il loro è un approccio scanzonato, quasi a voler ribadire “ce ne freghiamo dei soliti cliché”.
By Orasputin
“Doctor Seduction”, ovvero la rianimazione del pop italiano. Fautori un gruppo di scalmanati pisani, Zen Circus si fanno chiamare, che il circo lo allestivano per strada, suonando un folk punk disinvolto e minimalista. Il loro è un approccio scanzonato, quasi a voler ribadire “ce ne freghiamo dei soliti cliché”. Archiviato il paragone coi Violent Femmes, nelle loro vene gorgoglia sangue lou reediano, che mischiato ai neuroni di Frank Black ed allo spettacolo circense, appunto, di Syd Barrett, rende onore ad uno show che in quanto a furbizia compositiva non ammette paragoni in Italia. Gli accordi sono sempre gli stessi, lo squallore dietro l’angolo. Gli Zen Circus, invece, pescano la via alternativa, ridicolizzando quelle band nel cui serbatoio non è mai circolato carburante creativo. Di “Doctor Seduction” ogni pezzo è un labirinto, e loro si districano lì dove molti altri, probabilmente, peccherebbero all’istante. Ne hanno macinati di classici, i nostri scalmanati!
“Welldone” è Lou Reed allo stato brado, “Time Killed My Love” un pop decadente sorretto da un cantato bellissimo. “Sailing Song” e “Sober” sono il visto per gli anni novanta (non sfigurerebbero su “Doolitle” dei Pixies). La sperimentazione è dietro l’angolo (“Hystory Lesson part 3”), “Sweet Me” rievoca il fantasma di Nico. Il citazionismo è perfetto. Anche i suoni, minuziosi e pop, rendono omaggio ai pionieri. A sorprendere è la padronanza, la maestria, la rigorosità nella gestione dello strumento. Riuscire nell’impresa di camuffarsi da classico quando in realtà hai ancora ventanni, eccolo il biglietto da visita degli Zen Circus.
Voto: 7
Track list:
01. Welldone
02. Time killed my love
03. Sailing song
04. Sober
05. History lesson part III
06. It turns me on
07. Sweet me
08. Way south
09. Black hole
10. My lovely end