BORDERLAND (MESSICO, USA 2007)
regia di Zev Berman
con Brian Presley, Rider Strong, Beto Cuevas
durata: 100′
Horror
Dopo Martyrs, finalmente un horror realistico e coi piedi per terra. Ma…
By Orasputin
Scene mozzafiato, dialoghi sporchi, sangue che zampilla. “Borderland” afferra le visioni di Eli Roth e le trascina in terre di sombrero. Non siamo a Città Del Messico ma sulla linea di confine, dove la polizia non conta e le puttane costano una fesseria. Tratto da vicende reali, tre studenti di buona famiglia decidono di abbandonarsi, sulla scia di Alex Supertramp, a tre giorni d’amore e d’anarchia nello sballo totale della vampa messicana. Uno scopa, l’altro si droga, il terzo viene rapito. Un poliziotto sulla scia di alcuni psicopatici ne incrocia due alla stazione di polizia. Vengono tirati in ballo traffici di droga, riti satanici e vivisezione applicata agli umani. Un vero e proprio “culto”, una setta, una banda, una gang che sorveglia la città. Non il classico horror insomma, e di donzelle che sculettano ce ne sono a bizzeffe.
Se il film fosse finito al minuto 85’ sarei stato anche capace di sparare il clamoroso aggettivo “capolavoro”. Si perché “Borderland” di ritmo ne ha da vendere, peccato che si perda (completamente) nel finale. La regia movimentata è figlia dell’intrattenimento cinematografico (ah se avessi 15 anni al cinema in prima fila patatine e pop corn!), la fotografia c’è ed è bella corposa. Sugli attori ci giochiamo il bonus “cinemamusica”, mentre la colonna sonora fa scuotere il ventre anche quando al povero gli staccano un dente.
Definirla un’americana è imprescindibile, ma come insegnato dal guru della setta ivi presente, a volte bisogna elevarsi mentalmente ragionando meno in termini di corpo e più in termini di mente. Una bomba ad orologeria. Accompagnatela con una cerveza ghiacciata e due patate al bacon!
Un dubbio però m’è venuto: ma dei messicani ci si può fidare?
Voto: 6,5