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Pubblicato da (Orasputin) in Cinema il 18-11-2008
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APOCALYPSE NOW (USA 1979)
regia di Francis Ford Coppola
con Marlon Brando, Robert Duvall, Martin Sheen, Laurence Fishbourne
durata: 150′
Drammatico, guerra


L’allucinato racconto della sporca guerra, tra surf, musica e droghe.


By Thomasmann


Fu lo stesso regista, in occasione della prima proiezione al festival di Cannes del 1979 dove vinse la Palma d’Oro, a dare una definizione della pellicola: non è un film sul Vietnam, è il Vietnam.
Apocalypse Now non è solo il capolavoro assoluto di un regista o l’apice di un genere, il film di Coppola è il più grande film della storia del cinema.
La storia è nota e si ispira al romanzo di Joseph Conrad Cuore Di Tenebra, spostando l’azione dal Congo di fine Ottocento agli anni Sessanta in Vietnam. L’alto comando dell’esercito americano incarica il tenente Willard (Martin Sheen) di risalire il fiume, entrare in Cambogia, rintracciare e, infine, uccidere il colonnello Kurtz (Marlon Brando) che ha disertato e istituito un regno nella giungla, basato sul culto della sua persona.
Malaccolto dalla critica d’ogni paese in cui venne presentato (Tullio Kezich arrivò a definire Brando “un incrocio tra King Kong e Mussolini” e etichettò il film come “un colosso con i piedi di argilla”) il film di Coppola si è nel tempo affermato come capolavoro, arrivando ad incidere l’immaginario collettivo e viene tuttora preso come metro di giudizio per il genere bellico. Chi sentendo parlare della guerra del Vietnam non pensa subito all’attacco degli elicotteri al suono della “Cavalcata delle Valchirie” di Wagner? O alla sequenza iniziale della foresta tropicale in fiamma con in sottofondo “The End” dei Doors?
Quello che più colpisce della pellicola è l’impatto visivo, le immagini. “Apocalypse now“, insieme a Il Cacciatore di Michal Cimino, inaugura quel filone onirico-allegorico di stampo anti-realista che da lì in poi caratterizzerà molti dei film bellici. Dopo il Vietnam cambia, infatti, la visione della guerra sul grande schermo, luogo non più adibito tanto alla rappresentazione realista dei combattimenti, ma quanto alla narrazione delle vicende umane e delle reazioni dei protagonisti. Negli anni Settanta, infatti, se uno spettatore voleva assistere al conflitto bastava che accendesse la televisione e la Cnn riportava in diretta le fasi salienti degli attacchi. Il cinema doveva completare il racconto affrontando altri temi.
La grandezza di “Apocalypse Now” risiede nella sua ricostruzione di un circo pirotecnico fatto di fuoco e sangue, un gigantesco carnevale di morte, nella sua struttura del viaggio lungo il fiume (“un cavo elettrico che entra nella giungla come un serpente”) e nei suoi molteplici livelli di lettura e interpretazione (più Kurtz si avvicina più la natura e gli uomini diventano selvaggi, un viaggio nella wildness dell’uomo quindi), nel racconto folle di personaggi deliranti (basti pensare a Robert Duvall e al suo colonnello patito di surf o a Dennis Hopper e al suo fotografo ammaliato da Kurtz) e, soprattutto, nella sua credule e spietata riflessione sull’uomo affidata ad un ambiguo ma carismatico Marlon Brando, che citando T. S. Eliot dice “noi siamo gli uomini vuoti”. Il film impressiona per la sua analisi critica a 360° della cultura moderna, non si salvano neanche i Rolling Stones, e nella condanna della massima espressione di quest’ultima: l’imperialismo americano, espressione dei tempi moderni (Lenin non vi suggerisce nulla?) del colonialismo inglese di fine Ottocento.
Un’ultima curiosità riguarda la colonna sonora, non tanto la musica composta ad hoc per il film da Carmine Coppola, padre del regista, quanto le canzoni già edite inserite in alcune sequenze: in particolare la Cavalcate delle Valchirie, “Star Spangled Banner“, l’inno nazionale americano distorto per chitarra elettrica di Jimi Hendrix, “The End“,  “Satisfaction” dei Rolling Stones. Il film è ambientato presumibilmente nel 1972, anno in cui Wagner, Hendrix, Morrison e anche Brian Jones (chitarrista degli Stones all’epoca di Satisfaction) erano morti. La scelta di Coppola è quindi chiara: per un film sull’Apocalisse, la musica dell’Apocalisse, il giorno in cui anche i morti torneranno tra i vivi per far sentire la loro voce.


Voto: 10


Comments:
Diego on November 18th, 2008 ore 9:06 pm #

Ottima recensione..sono d’accordo, il film è sicuramente una pietra miliare..ancor più bello se visto dopo aver letto il libro di Conrad..spettacolare ed appropriata la colonna sonora

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