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Pubblicato da (Nemo) in Fumetti il 12-11-2008
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SIGHMA
Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni e Copertina: Stefano Casini
288 pagine
Novembre 2008
Fantascienza


La Bonelli ci riprova col terzo Romanzo a Fumetti.


by Nemo


La collana “Romanzi a Fumetti” viene collaudata nel Luglio del 2007, con l’uscita di “Dragonero” (ad opera della coppia Stefano Vietti-Luca Enoch per i testi e di Giuseppe Matteoni per i disegni), un’idea semplice quanto geniale.

Visti i tempi di paurosa magra per il fumetto in Italia, dove le tirature di Tex (il principale cavallo di battaglia della storica casa editrice milanese) si sono dimezzate in 10 anni (da 500.000 copie vendite al mese a 250.000), la Bonelli ha capito che non conveniva più puntare su progetti a lunga durata. Una drastica e catastrofica serie di tagli ha preceduto l’inaugurazione dei Romanzi, serie storiche come Mister No e Nick Raider soppresse, altre serie convertite da mensili a bimestrali (Martyn Mysterè su tutti). Questa “crisi” (che si basa più sull’effettivo calo delle vendite che su un quanto mai “presunto” calo d’entusiasmo degli appassionati) ha fatto optare per la creazione di una miriade di miniserie più o meno affascinanti (che hanno comunque riscontrato il favore del pubblico) ma soprattutto hanno dato l’opportunità ai validissimi autori Bonelli di potersi cimentare con questi Romanzi, territorio ideale per ospitarci il loro “capolavoro” data la mole di pagine (circa 300) e la totale libertà di temi narrativi. L’idea è semplice: un’unica, lunghissima storia, totalmente scollegata dal resto delle altre serie bonelli e autoconclusiva, con cadenza (ufficialmente) annuale, in una elegante edizione con tanto di introduzione (come i romanzi della letteratura canonica).

Se col fantasy “Dragonero” il capolavoro era riuscito solo a metà, già col secondo numero, dal titolo  “Gli occhi e il Buio” (Novembre 2007), ad opera per testi e disegni di Gigi Simeoni, le potenzialità della serie si erano palesemente manifestate: “Gli occhi e il Buio” rimarrà nella storia del fumetto bonelliano come uno dei massimi picchi raggiunti, ai livelli (o quasi) di “Doppio Futuro” (primo gigante di Nathan Never) e di “Memorie dall’Invisibile” (capolavoro dei capolavori della serie mensile di Dylan Dog).

Se si aggiungono a tutto questo - ovvero al discorso puramente artistico - anche dei buoni (ma non ottimi) dati di vendite - ovvero un discorso puramente economico che, ahimè, per forza di cose prevale sul discorso artistico - sembrava legittimo aspettarsi un terzo (e sembra non ultimo) Romanzo a Fumetti.

Ed ecco a fine Ottobre fare capolino nelle edicole la vistosa copertina di “Sighma“, malloppone di 288 pagine, ad opera della dylandoghiana Paola Barbato per i testi e del nathanneveriano Stefano Casini per i disegni, romanzo ampiamente annunciato in pompa magna sul sito della Bonelli e nelle varie fiere dedicate ai comics in Italia.

Due autori, la Barbato e (il) Casini, che non hanno mai lavorato insieme, e che hanno cominciato a pensare alla realizzazione di questo romanzo durante una cena in un ristorante di Lucca nel lontano 2002.

Ma iniziamo dal titolo di questo articolo, “Esse” (S) come.

S come Sighma, ovvero il protagonista del romanzo, S come Smemorato, ovvero la sua condizione, S come Sean Penn, ovvero il personaggio a cui è più o meno ispirato graficamente Sighma, S come Stefano Casini, ovvero colui da cui ci si aspettava il capolavoro, essendo la storia molto congeniale al suo stile (e a cui ha oltretutto partecipato nella fase narrativa embrionale, come la Barbato ha ammesso), ma il capolavoro non è arrivato. Ci potrebbe stare (ironicamente) anche un S come Superman (la copertina ricorda vagamente un Clark Kent in procinto di mettersi all’opera…). E infine S come Science-Fiction, ovvero l’immensa base narrativa da cui la Barbato ha preso (esplicimente) spunto per il suo “Sighma“.

Ed è quest’ultimo forse il difetto più grande di “Sighma“, ovvero i palesi debiti con miriadi di romanzi, film e fumetti di fantascienza, un difetto “di partenza”, non “di sviluppo”. Debiti citati nell’introduzione del Romanzo, ma questo di certo non può fungere da scusante. Tante “S” ma un’unica soluzione.

Una miriade di topoi letterari fantascientifici invadono la mente del lettore durante l’approccio al romanzo, da quelli meno nobili (le trilogie di “Matrix” e di “The Bourne Identity“) a quelli più nobili (il capolavoro “1984” di George Orwell e alcune novelle di Philip K. Dick).

L’idea catartica di base sta tutta nella perdita della memoria (di se stessi), e la lenta scoperta del proprio passato, che coincide con la scoperta del mondo in cui si vive. Più scopre che questo mondo fa schifo, più Sighma prende piena consapevolezza che lui E’ questo mondo, in tutte le sue contraddizioni, in tutta la sua brutalità, in tutta la sua violenza. Lo stesso tratto di Casini partecipa a questa scoperta: da cupo e tenebroso nella fase iniziale e intermedia, diventa luminoso e abbagliante (ma che vive di luce finta, di luce maligna) nella fase finale. Questa è sicuramente la parte più riuscita dell’intero romanzo: il lettore scopre chi è Sighma con lui, vivendo i suoi stessi dubbi, le sue stesse angosce dovute ai continui cambi di nomi che si avvicendano, la lenta scalata della città risulta faticosa, senza senso, silenziosi colpi di scena si avvicendano senza tregua.

Ma più si va avanti più il lettore “teme” di ritrovarsi davanti un ennesimo Neo, un eletto, interpretato da Sean Penn invece che da Keanu Reeves, più il lettore va avanti più si teme dell’esistenza intrinseca di un Grande Fratello, o di un baffuto dittatore, per poi arrivare all’amara soluzione dell’enigma, dove Sighma si rileva ciò che è (stato) e ciò che non sarà (mai più).

La stessa costruzione della città (a più livelli sovrapposti) è un’idea usata anche nel mondo di Nathan Never (quindi non bisogna andare troppo lontano, anche se un topos ideato da Aldous Huxley nel suo “Brave new World“), si parte dal primo livello, degradato, in balìa di se stesso e dei suoi criminali, per arrivare all’ultimo, lindo e pulito, dove siede chi comanda, dove siede (metaforicamente) quel dittatore baffuto, in attesa del suo “Sighma”.

La Barbato (nella foto) ha il pretesto per liberarsi dalle claustrofobiche camere narrative di Dylan Dog, Casini ha l’occasione di cimentare il suo collaudatissimo stile in un ambiente diverso ma in ogni caso a lui congeniale, ma in entrambi i casi il risultato non fa gridare al miracolo. Nonostante il romanzo sia fitto di colpi di scena (quindi per forza di cose gli elementi più coinvolgenti) la parte migliore risulta essere comunque quella riflessiva, quella della (amara) scoperta di se stessi, fino ad arrivare alla pirandelliana trappola tessuta dal proprio (nostro) passato e al suo rifiuto più che mai voluto.

Stefano Casini (foto affianco dell’ultima Lucca Comics) è uno dei disegnatori nostrani con più personalità, coperto nella stessa misura di critiche e di elogi come lo è un’altro grandissimo autore, Nicola Mari, per gli stessi motivi (presunto “eccesso” di personalità), e proprio da questo romanzo ci si aspettava la sua definitiva consacrazione, ma vuoi forse l’ingente numero di tavole, vuoi forse la (immancabile) fretta nel realizzarle, il suo lavoro, pur se di tutto rispetto, è parso in alcuni casi superficiale e non dettagliato. I parecchi momenti riflessivi del romanzo hanno limitato la qualità più evidente del tratto di Casini, ovvero la dinamicità, e forse da qui si potrebbe arrivare alla conclusione che non era Casini il disegnatore ideale per tramutare in immagine il Sighma della Barbato, ma lo era forse solo per l’ambiente in cui Sighma si muove.

E poi Casini forse il suo capolavoro già lo ha realizzato, ovvero il quarto gigante di Nathan Never, “La Rivolta” (per i testi di Michele Medda) , e quindi (per adesso) facciamoci bastare quello.

Per finire come ho cominciato aggiungerei un S come Sergio Bonelli, il cui coraggio nel proporre cose sempre nuove e nell’investire in progetti rischiosi è da ammirare. Se in Europa la casa della letteratura figurata è proprio l’Italia, lo si deve principalmente a lui.


Soggetto: 6,5

Sceneggiatura:7

Disegni: 6,5


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