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Pubblicato da (Nemo) in Musica il 11-11-2008
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DESERTSHORE

Nico

1970

Gothic, World Music


Il capolavoro massimo del movimento dark e gotico. Il cosmo non è mai stato così buio.


By Nemo



Non esiste il miglior album di musica rock, jazz, blues, metal e quant’altro.
Ma ci sono album che hanno contribuito a creare il rock, il jazz, il blues, il metal e quant’altro. O almeno gli hanno dato una forma, un peso storico, hanno elevato quel genere a forma d’arte, che indiscutibilmente è la cosa più importante, è l’unico vero e proprio merito.
I generi musicali non sono mai stati creati da uno ed un solo album, questa è la più grossa cazzata che un rockofilo possa dire. La nascita di un genere è una conseguenza di molti fattori soprattutto sociologici, di molte idee provenienti dai più disparati settori, è un percorso lungo e formativo. “Highway 61 revisited” non ha creato il folk rock, anche se è indiscutibilmente è primo album di folk rock della storia. In quell’album Bob Dylan ha semplicemente inquadrato gli stilemi di quel genere, non li ha assolutamente inventati di sana pianta. E potrei continuare all’infinito: i King Crimson non hanno inventato il progressive, i Kraftwerk non hanno inventato l’elettronica, Brian Eno non ha inventato l’ambient, i Germs non hanno inventato l’hardcore, i Sex Pistols non hanno inventato il punk, i Metallica non hanno inventato il trash, i Nirvana non hanno inventato il grunge. In chimica nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. È la stessa, identica cosa nella musica, e quindi nel rock
Ma c’è un album che potrebbe anche essere considerato il padre a tutti gli effetti di un genere, di una musica.
Una musica che tocca il cuore, l’animo, nel profondo.
Una musica che cattura solo per il suo essere, per la sua esistenza. L’ascolto non è banalizzato a puro giudizio, a metrica e forma, a generi e bravure. Si ferma li, davanti a te, immutabile, pedissequamente ti mormora di un viale oscuro, tenebroso, ti entra nel cuore, e ne scurisce le pareti.
Siamo sul 1967, e i Velvet Underground, dopo il fiasco del loro primo omonimo album,  avevano appena dato il benservito alla teutonica chanteuse Nico, e a chi gliela aveva imposta, ovvero il massimo esponente della pop-art Andy Wahrol. Il vero nome di Nico era Christa Päffgen,  in origine una modella tedesca (ma le fonti sono discordanti: c’è chi dice che sia nata a Colonia, in Germania, chi  a Budapest, in Ungheria), una donna dalla bellezza glaciale che Wahrol scelse come musa ispiratrice per i suoi neo-pupilli Velvet Underground. La sua voce grave e possente ne fecero subito una delle più originali cantanti nel mainstream americano, dove nel frattempo spopolava la possente ma al tempo stesso suadente voce di Grace Slick, dei Jefferson Airplane.
Un anno dopo il “dittatore” Lou Reed fa fuori dalla formazione dei Velvet anche il violinista, bassista e organista John Cale. Così i Velvet Underground divennero irriconoscibili, e Nico e Cale avviarono nel frattempo le loro carriere da solisti.
Due carriere che si incontreranno pochi mesi dopo, per la realizzazione della piccola gemma “Marble Index” (1968), fatto di litanie e macabre danze avanguardistiche, dove la cantante si sveste dai panni di femme fatale affibiatagli nel periodo Velvet (periodo in cui risale una discussa e mai chiarita relazione con Jim Morrison, come si può “brutalmente” vedere nel film di Oliver StoneThe Doors“) e indossa quelli del(la) cerimoniere, dello(/la)  sciamano, della regina delle tenebre, della mittele-europea decadente e baudeleriana.
E proprio la mitteleuropa è uno dei punti cardine del successivo “Desertshore” (1971). Le lingue utilizzate dalla poliglotta Nico sono ben tre: inglese, tedesco e francese. Sin dalla sua più superficiale analisi, questo capolavoro risulta una commistione sia di lingue che di culture.
Sin dai suoi primi vagiti, il disco ci accompagna in territori horror, dove il buio regna sovrano, la paura nostra unica amica, e il nostro animo risulta restìo all’ascolto. L’oscurità si impradonirà di voi senza mezzi termini, le novelle horror acquisteranno altro significato, l’ossessività verrà innalzata a deo.
Il minimalismo dell’organo di Cale raggiunge forse la perfezione, il cantato ecclesiastico di Nico rende il tutto catastrofico, biblico. Sembra di ascoltare Beethoven che scrive le musiche per un horror di Romero.
La paura arriva. Senza scampo.
Nella miglior tradizione stokeriana, il disco ha momenti macabri, orridi.

E’ il caso dell’iniziale “Janitor of Lunacy“, dove il magma sonoro creato da Cale fa da tappeto all’imponente voce di Nico, resa ancora più maestosa dalla pronuncia teutonica delle suo inglese, o della successiva “The Falconer”, dove sanguinose pugnalate d’organo si alternano a dolcissimi fraseggi pianistici, dove Nico emerge dall’oscurità, per accusare e poi perdonare (accusa=organo/perdono=pianoforte). Ma il momento più macabro è sicuramente l’ascolto della straniante “Le petit Chevalier“, che ci sommerge in un mondo fatto di mostri, dove un clavicembalo demenziale e una voce di bambino (francese) ci portano in territori horror. Sono solo 1 minuto e 12 secondi, ma sembra non finiscano mai.
Abshied“, con le sue terrificanti sviolinate e il suo organo nervoso, e “Mutterlein“, con i suoi rintocchi dissonanti di pianoforte (entrambi i brani cantati in tedesco), confermano Nico come la prima, unica e vera Dea delle Tenebre, il suo incedere canoro è inarrestabile, la sua fierezza frantuma ogni nostra sicurezza.
Ma in un deserto simile c’è ancora speranza di salvezza, sprazzi di luce sembrano infrangere l’ombra della grande muraglia di tenebre che si affaccia sul nostro volto. E’ il caso di “My only Child“, forse il momento più emozionante dell’album, con il suo coro a cappella che rinvigorisce la componente ecclesiastica dell’album, pause di silenzio a reggerne il ritmo, Nico più fiera che mai intona la sua ninna nanna al suo “only child”, sullo sfondo un corno solitario, un coro e il buio, le tenebre. Ma c’è anche il dolcissimo pianoforte e il disperato violino di “Afraid“, una tristezza infinita, che sa di resa totale dinanzi all’oscurità del cosmo, accordi minori scandiscono la fiaba d’amore e morte di Nico, anche la sua pronuncia teutonica si arrende, consegnandoci una Dea delle Tenebre che sa perdonare, che sa amare. In primis se stessa.
Il disco culmina con la stupenda e caotica “All that is my Own“, quasi un’ammissione di Nico, una confessione, lei matura ci illustra che tutto ciò che abbiamo sentito è vero e sentito, non deve essere collegato all’ascolto dell’orecchio, ma all’ascolto del cuore, unico vero scopo supremo della musica.

Nico ci lascerà con una morte misteriosa quanto stupida, la morte più ingloriosa per la figura femminile più gloriosa della musica: dopo essere stata modella, attrice, cantante e profeta come solo Bob Dylan ha saputo essere, un’emorragia cerebrale ce la porterà via nel 1988, un’emorragia causata (pare) da una banale caduta dalla bicicletta.
Con questo disco, si potrebbe tranquilamente affermare che Nico ha inventato il movimento dark. Ma, paradossalmente “Desertshore” non è dark. Dovrebbe essere gotic rock, ma non è neanche quello. “Desertshore” è uno dei pochi album che è esente da tutto e tutti. C’è il rifiuto pragmatico della triade rock strumentale per eccellenza: chitarra, basso e batteria non esistono in quest’album. Questo vuol dire una sola cosa: “Desertshore” non è un album di musica rock. E come può un album non-rock creare dal nulla un genere rock?
Sta tutta qui la grandezza e la monolitica importanza di “Desertshore“.
Ma il dolore no, quello no.
Quello nessun genere lo potrà mai misurare e catalogare.

Voto: 9


Tracklist: 01.Janitor of Lunacy, 02.The Falconer, 02.My only Child, 04.Le petit Chevalier, 05.Abshied, 06.Afraid, 07.Mutterlein, 08.All That is my Own


Comments:
andrea on November 12th, 2008 ore 2:40 pm #

incantevole

renato vercelli zio Diego on December 1st, 2008 ore 12:19 pm #

E bravo Nemo.
Debbo dire che mi piaci di più, però quando analizzi con le tue sensazioni ed impressioni l’album, piuttosto che quando dai affermazioni nella prima parte riguardo alla nascita dei vari generi musicali. Potrei trovarci qualche imperfezione, ma non sto a contraddirti perchè siamo in un blog.
Comunque mi piace il tuo attivismo e la tua passione per la musica.

Nemo on December 1st, 2008 ore 4:36 pm #

Zio Diego!!! Grazie per i complimenti!!!
Comunque scrivi ciò che credi imperfezioni, sai che le accetto benvolentieri!!!

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