NOTHING’S SHOCKING
Jane’s Addiction
1988
Alternative rock
Verso la fine degli anni Ottanta i Jane’s Addiction tracciavano le nuove coordinate del rock alternativo. “Nothing’s Shocking” il disco che più contribuì alla nascita del moderno crossover.
By Orasputin
Emersi in piena estasi danzereccia, i Jane’s Addiction, estrapolando alcuni codici chiave dell’universo anni Settanta, si imposero grazie alla loro fulminante miscela di hard rock, funk e psichedelica, delineando un nuovo rettilineo di musica alternativa, che trovava nella Los Angeles sporca e cattiva di quegli anni centro nevralgico più che attendibile. E mentre i Guns’n’Roses si sputtanavano completamente, ed i Red Hot consolidare il sound, 4 freaks dai trascorsi allucinanti incidevano quel “Nothing’s Shocking” dall’iter travagliato ma pronto a seminare il panico presso ambienti collegiali, famiglie conservatrici e strade di periferia. Perry Farrel (madre suicida), poeta, surfista, scultore, musicista dall’escamotage bizzarro e contaminato, ugola plantiana ed un enorme cumulo di rabbia repressa, si esibiva con tanto di membro spesso in evidenza. Eric Avery, il bassista coraggioso che tentava di filtrare le decadenti linee di Peter Hook nel surreale luccichio del degrado metropolitano; Dave Navarro (chitarra e madre assassinata), mitragliate di riffs e fascino da star maledetta, più giovane e ingenuo di tutti gli altri, oggi interessa più al gossip che alla cultura rock. Stephen Perkins (percussioni), un eco di tamburi, la tecnica un tribalismo cupo e spiazzante, trampolino di sonorità ipnotiche che sono il marchio di fabbrica della band. Le influenze spaziano da Iggy (idolo di Farrel) ai Led Zeppelin, dai Black Sabbath al folk dei sixties, la qualità dei pezzi è enorme, le scariche funkeggianti costernate da magie iperboliche e tranelli psichedelici.
Ad impressionare sono i suoni dilatati e gli ondeggiamenti sonori, gli assoli vorticosi e testi pazzoidi frutto di esperienze reali. Lo stesso nome Jane’s Addiction (la tossicodipendenza di Jane) vuole essere un sentito omaggio ad un amica nel tunnel della tossicodipendenza, la stessa Jane a cui verrà dedicata la magnifica “Jane Says” . Oltre al titolo (“niente di scioccante”) che pare un’autentica genialata, assolutamente da approfondire è il tema della copertina, tra le più belle del secolo scorso secondo Rolling Stone, raffigurante due gemelle col cranio fiammeggiante accomodate su due strane sedie a dondolo, rigorosamente nude. Bianco e nero non fa che renderle ancor più malefiche e conturbanti. L’America oltranzista grida allo scandalo, “è inconcepibile che esca roba simile!”. I Jane’s Addiction sono sulla bocca di tutti, proprio ciò che il gruppo desidera. I Jane’s Addiction, troppo coloriti rispetto ai più oscuri Alice In Chains, più colti (ma altrettanto distruttivi) dei concittadini Guns’n’Roses, pare si piazzino esattamente in mezzo. Farrel è anche l’ideatore del mitico Lollapolooza (la più importante carovana musicale di tutti i tempi), maledetto come la sua prima manager (una prostituta), animale come i suoi additivi, chimici naturalmente. 
Dalle sabbie psichedeliche di “Up The Beach” un libero caleidoscopio sonoro ci catapulta nell’aggressività mid tempo di “Ocean Size”, per straziarci con l’hard rock di “Had a Dad” (dedicata da Farrel a suo padre, “Avevo un padre grande e forte” recita il testo), fino alla dub wave di “Ted, Just Admit It”, un tributo alla follia di Ted Bounty, lunga scorribanda di riverberi, arpeggiume e rasoiate punk finali…e quell’urlo “Sex Is Violent“ che ci trivella le orecchie. La successiva “Standing In The Shower…Thinking” attualizza la lezione zeppeliana, notevoli il tappeto di percussioni, gli assoli col wah wah e l’imprinting vocalmente selvaggio. In “Summertime Rolls” il basso di Avery dipinge una trama fantastica, mentre “Mountain Song” designa ad assoluti protagonisti i riff granitici di Navarro, e ancora su “Idiots Rule” ospite d’eccezione è l’amico Flea dei Red Hot Chili Peppers. La struggente “Jane Says” anticipa le martellate metal funk di “Pigs In Zen”, a darsi battaglia sono le sfuriate in pentatonica di Navarro ed i balbettamenti vocali di Farrel.
Volendo generalizzare, “Nothing’s Shocking” rimane uno dei migliori esempi di hard rock suonato con cuore e grinta, il disco giusto al momento giusto, a scardinare le barriere dell’alternative che ha già assimilato il significato di meanstream, il resto lo faranno il grunge che a sua volta cederà lo scettro al più evoluto nu metal… e loro sulla bocca di tutti. Belli, sporchi e cattivi.
Voto: 8