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Pubblicato da (Orasputin) in Musica il 29-10-2008
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UNDERWATER MOONLIGHT
The Soft Boys
1980
Psychedelic rock

 


Il manifesto psichedelico nell’era del post-punk.

 


By Orasputin

 


E
cco come avrebbero suonato i Beatles se fossero cresciuti in provincia. “Underwater Moonlight”, il fulmine a ciel sereno del rock britannico, manifesto, portabandiera del revival psichedelico d’oltremanica, dopo il punk e in pieno delirio “borchie e motorette” della New Wave of British Heavy Metal. La riscoperta del percorso barrettiano, il delirio mistico reediano, una golosità pop sfrenata e certe mitragliate lisergiche ad asciugarlo con il phone dello pycho folk. Robyn Hitchcok, sottovalutatissimo leader maximo (chitarra e voce), Mattew Seligman (erede di John Entswistle,  basso), Morris Windsor (tamburi) e Kimberly Rew (un Tom Verlaine più fuso, alla chitarra). Obiettivo quello di realizzare “una musica capace di incrociare Abbey Road dei Beatles e Trout Mask Replica di Captain Beefheart, con quei ritornelli e belle armonie ma anche dinamite, suoni che ti staccano dalla sedie”. Aggiungiamoci un pizzico di buon vecchio rock “stagionato” alla Kinks ed il piatto è servito: “Underwater Moonlight”, osannato, citato, ristampato, ai tempi spiegabilmente trascurato.

Costato la miseria di 800 sterline – da consegnare a tre squattrinati studios di Cambridge – l’album resta l’unica incursione degna di nota della band, troppo restia dall’intraprendere una carriera artistica permanente, ad eccezione del suo leader, che garantì nuovi scenari ad una (già ) innovativa proposta musicale. Nel 1980 i Soft Boys ebbero il merito di schiodare una new wave divenuta il fantasma di se stessa, parassitaria e commerciale; fossilizzata e votata più ad acconciature mainstream che ad una ricerca sonora quale scoperta artistico musicale (si ascoltino le cazzate dei maggiori gruppi dell’epoca). Prima degli Smiths, diversamente dagli Psychedelic Furs, Hitchcok e soci, partendo da solide basi anni Sessanta, resero l’insegnamento molto più fresco, approdando dopo due soli dischi ad una dimensione dove psichedelica, melodia e schizofrenia trovano alloggio in camera tripla. Compromesso storico sottoscritto, poi, dai vari Butthole Surfers, Camper Van Beethoven e R.E.M.. Su “Underwater Moonlight” le idee folgorazioni istantanee, i suoni scarnificati dalla presa diretta, i testi costatazioni uditive dell’assurdo. “Eravamo la nave sbagliata nel mondo sbagliato”, dalle interviste a Hitchcok.
Ascoltatevi subito “I Got The Hots”: si riaffaccia il pifferaio ai cancelli dell’alba: “ Said the spike to the tomato / Said the curry to the corpse / I got the hots for you”. L’apripista “I Wanna Destroy You” pare un inno di distruzione di punk, mentre “Kingdom Of Love” fa accoppiare New York a Londra, rispettivamente ai Television di “Adventure” i Pink Floyd degli “Early Years”: “Hai deposto le uova sotto la mia pelle /Che ora si schiudono all’altezza del mento/ Ecco escono minuscoli insetti, minuscoli insetti che somigliano a te”.

“Positive Vibrations”, sorretta da un incedere di basso mostruoso, reimposta le vibrazione surf dei Beach Boys, lezione aggiornata in chiave apocalittica e post punk. Le chitarre sguaiate di “Insanely Jealous” rimpiangono le piste da ballo, li dove il cantato ti ipnotizza c’è sempre una scossa di charlestone a riaccendere la miccia. “Tonight” è la più semplice ed emozionante delle cavalcate (“I’m here and everywhere tonight”), “Only To Stones Remain” stringe il patto con i Gang Of Four, mentre “Black Snake Diamond Rock” (impeto sixties, groove e rabbia luciferina) fa breccia nel Mississipi più esoterico, quello delle pratiche voodoo e dei rituali nascosti, riaccesi da riffs terrificanti e percussionismo caotico. Prima o poi, imbattendovi in tale pietra miliare, avrete modo di esclamare quanta carne al fuoco fuoriesca ancora dall’underground musicale. Tappa fondamentale per ogni discorso musicale; “Underwater Moonlight” è impossibile da trascurare.

 


Voto: 8,5


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