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Pubblicato da (Orasputin) in Musica il 25-10-2008
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SO TONIGHT THAT I MIGHT SEE
Mazzy Star
Psych pop
1993
 


Mazzy Star: un nostalgico “vecchia scuola” ed un’ammaliante musa che odiava i palchi.
  


By Orasputin


Mazzy Star
, uno dei progetti più viscerali che il rock anni Novanta rimembri, le lezione dei Velvet Underground aggiornata in chiave gothic folk, reminiscenze psichedeliche che abbracciano un nuovo cantato, una nuova musa, una nuova Nico, nient’altro che Hope “speranza” Sandoval, classe 1966, origini messicane, apprezzata più in cielo che in terra. Viene scelta dal nostalgico psichedelico David Roback, fresco fresco di separazione dagli Opal, chitarra sixties a ritoccare la tela sulla quale, incancellabili, persistono ancora gli schizzi notturni e allucinati della sua fautrice, “la Emily G. Dickinson della generazione narcolettica”. Ad accompagnarli, un ensamble di quattro componenti.  

Il secondo LP è già un capolavoro, “Se il rock’n’roll è morto, questo disco è la luna sulla sua tomba”, recita un’inconfondibile motto. “So Tonight That I Might See” colpisce per il buco nero di suono dal quale fuoriescono sfuriate di sei corde a volte soavi, spesso nervose. Folk atmosferico, soul cimiteriale e tanto frastuono shoegaze la risposta al Grunge che sta dettando legge ad un paio di miglia di distanza (siamo nel 1993). Los Angeles / Seattle, il salto musicale è impressionante: alla baldoria, le sbronze, i backstage folli prende piede una consapevolezza malinconica, un depuratore di sistema sociale che trasforma lo schifo in pace interiore. I Mazzy Star, nell’immagine della sua poetessa (introversa, animo solitario, preferisce ai palchi la serenità di una sala di registrazione) paiono navigare su dimensioni completamente opposte e parallele, binari che anzichè alienarsi sfiorano, per poi colpire, senza fronzoli,  l’animo umano. Sono talmente tante le sfumature di questo disco che vale veramente la pena di ascoltarlo in camera, possibilmente a lume di candela, anche al buio, magari con un buon calice di vino rosso a portata di mano, obbligatoriamente in cuffia, a volumi elevati, che sia chiaro.

Inutile soffermarsi sui singoli pezzi, qui è tutto un via vai di ninnananne caustiche (“Bells Ring”) e salti nel buio (“Mary Of Silence” è da fino del mondo), dove a parlare sono i feedback impazziti di Roback e le incursioni malefiche della Sandoval, il blues catartico di “Wasted” e la cover dei grandissimi LoveFive String Serenade”. Apertura dedicata alla sonnambulesca “Fade Into You”, unico singolo capace di perforare le charts, ma questi sono discorsi che ci interessano relativamente. Fatto sta che “So Tonight That I Might See” divenne oggetto di culto e contemplazione nelle stazioni radio dei college americani dell’epoca. Intascatevi questo capolavoro!
 


Voto: 8,5


Tracklist: 1.Fade Into You; 2.Bells Ring; 3.Mary Of Silence; 4.Five String Serenade; 5.Blue Light; 6.She’s My Baby; 7.Unreflected; 8.Wasted; 9.Into Dust; 10.So Tonight That I Might See.


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