M - IL MOSTRO DI DUSSELDORF (GERMANIA 1931)
regia di Fritz Lang
con Peter Lorre,Gustaf Gründgens,Rudolf Blummer
durata: 115′
Noir, thriller, poliziesco
8 buoni motivi per considerare “M” un capolavoro assoluto del cinema contemporaneo.
By Orasputin
1- Fritz Lang, maestro dell’espressionismo europeo, austriaco di nascita, tedesco di adozione. In pessimi rapporti col regime nazista che gli vieta il suo “M“, si trasferisce prima in Francia poi negli Stati Uniti - Hollywood - dove partorisce capolavori quali “La Donna Del Ritratto” ed “Il Grande Caldo“. Assieme ai vari Murnau, Von Stenberg e Lubitsch è tutt’oggi considerato il cineasta di maggiore talento della Repubblica di Weimar…e non solo.
2-Il film trae origine dai fatti realmente accaduti nella cittadina di Dusseldorf, dove negli anni dieci e venti un certo “Vampiro di Dusseldorf” (così denominato perchè beveva il sangue delle sue vittime) seminava il panico uccidendo fanciulle; infanticidi che ebbero un emorme impatto sull’opinione pubblica, stanca dell’inconcludente operato della polizia tanto da appoggiarsi alle cosche malavitose della città per giungere ad una risoluzione più affrettata. Lang si affida a sua moglie Thea von Harbou per la sceneggiatura, a Peter Lorre (lo “spirito santo” del cinema noir) per quel che concerne il ruolo da protagonista.
3- Il film segna il passaggio tra cinema muto a cinema parlato, tecniche avanzatissime ad esaltare l’incredibile vena artistica del regista, dal motivetto fischiato ai dialoghi teatrali, dall’intensità delle interpretazioni all’ambigua oscurità di fondo. Lang si serve inoltre delle prime voci fuori campo. Il salto qualitativo è impressionante.
4-“M” è il primo film sulle vicende di un serial killer che sia mai stato prodotto. Per l’impersonificazione di Hans Beckert, il dito del regista cade sul carismatico Peter Lorre (nulla da invidiare a Boris Karloff e Bela Lugosi), che si immedesima nella parte suscitando emozioni per via di un’impescrutabile espressività di fondo. E’ lui che fischietta il motivetto collante del film, ispirato al “Peer Gynt” del drammaturgo norvegese Edvard Grier.
5- Il vero titolo del film doveva essere “Gli Assassini Sono Tra Noi”, mutato nel più granitico “M” per le pressioni di un nazista che lo giudica offensivo per il bene della nazione. 
6-Il tribunale dei malavitosi, “i veri salvatori della patria” a detta della gente comune che implora ”vendetta” nella sequenza più agghiacciante del film, dove un “Mostro” oramai denudato naviga negli oceani della pazzia che lo attanaglia, follia che prende il sopravvento ogni qual volta egli intravede fanciulle per strada, adescandole con l’infallibile metodo del palloncino. ”Un malato va curato, non processato!” la proposta dell’avvocato difensore, “tu non capirai mai cosa vuol dire perdere una figlia” gli rinfacciano dal pubblico. Ma la chiusura sarà un altra.
7- ”M” dimostra quanta poca fiducia si possa nutrire nelle forze dell’ordine. Il riferimento storico è alla Germania dell’epoca, dove è più efficiente il lavoro dei barboni inviati dalla malavita a sondare il territorio (memorabile la scena del palloncino) che l’operato della polizia locale stessa, indaffarata e costantemente fuori pista. Nella descrizione del regista, la Germania appare stanca e depressa, terreno fertile pronto per essere coltivato dall’avvento, imminente, della dittatura nazionalsocialista.
8- Hitler decide di bloccare qualsiasi visione di “M” (solo) a partire dal 1934. In Italia il film approda nel 1960, censurato come tutti i capolavori che si rispettino (“Ultimo Tango A Parigi” vi dice qualcosa?). Uno dei migliori venti film della storia del cinema.
Voto: 8