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Pubblicato da (Nemo) in Articoli, Fumetti il 17-10-2008
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Il fumetto di fantascienza più famoso in Italia, il più letto in tutta Europa. Diciotto anni di Nathan Never, diciotto anni di saghe avvincenti e saghe asfissianti. In ogni caso diciotto anni di Futuro.


by Nemo



Parte I: Un possibile Futuro, un possibile Eroe

Siamo nell’anno 2024. L’ingordigia dell’uomo ha provocato una catastrofe a livello planetario. Con l’intenzione di sfruttare l’energia della terra, l’uomo ha spinto il pianeta al collasso, modificandone per sempre l’aspetto e la geografia. Negli anni a venire questo colossale errore dell’uomo verrà ricordato come la “Grande Catastrofe”. Papa Gregorio XVIII, il papa corrente, deciderà di retrodatare la datazione corrente di 78 anni: così l’1 Gennaio 2024 diventa l’1 Gennaio 1946, a voler simboleggiare una rinascita, la quiete dopo la tempesta, come lo è stato effettivamente il primo gennaio 1946, l’anno dopo la seconda guerra mondiale.
Dopo la “Grande Catastrofe” la percentuale di territori abitabili cala drasticamente (alcune zone, come “Il Territorio”, sono devastate da radiazioni), costringendo l’uomo a sfruttare le sue conoscenze per colonizzare lo spazio: nascono così le stazioni orbitanti, vere e proprie nazioni, colonie umane nello spazio. La prima stazione costruita fu Urania, a seguire vennero costruite Melpomene, Talia, Tersicore, Calliope e così via, tutte “nazioni” che dopo qualche anno decideranno di rinvangare i propri diritti di indipendenza dalla Terra. Nel frattempo le città sulla terra vengono costruite su più livelli, come dei giganteschi grattacieli, andando a formare immense megalopoli senza nome. La più grande, detta semplicemente “The City”, arriva a sette livelli, sette gironi danteschi nel senso letterale del termine: nei livelli più alti abitano i potenti, i ricchi, i benestanti, in quelli più bassi i criminali, gli assassini, i delinquenti e chi non ha più nulla da perdere.

Ma nonostante le conseguenze della “Grande Catastrofe”, l’uomo non riuscirà mai ad imporsi un definitivo autocontrollo. Scienziati senza scrupoli creano una razza in laboratorio, destinata ai lavori più pesanti, la razza dei mutati, uguale a quella umana, se non per le orecchie a punta, le pupille bianche e gli occhi neri, e delle malformazioni fisiche dovute ai lavori a cui erano destinati (per esempio arti più lunghi o più numerosi). Come lo fu per la deportazione dei neri secoli or sono (anche i mutati hanno un orecchio musicale più sviluppato come il popolo nero), anche la razza dei mutati, dopo qualche anno, vuole vedere riconosciuti i propri diritti civili, essendo anche loro creature di questo mondo, dotate di coscienza e intelligenza. Presto questo conflitto ideologico degenera in un conflitto bellico: il “Movimento per la liberazione dei Mutati” impugnerà le armi per atti dimostrativi e vere e proprie guerrille urbane. Come sempre la storia si ripete.
Nel frattempo la criminalità dilaga in maniera spaventosa. Le sole forze dell’ordine non riescono a contrastarla tutta. Viene varato così il “Callaghan Act”, ovvero un decreto legge che prevede la creazione di Agenzie di Sicurezza e Vigilanza (a pagamento) per poter dare una mano alle forze dell’ordine. Dopo pochi anni l’agenzia leader indiscussa di questo fruttuoso settore (economicamente parlando) diverrà l’Agenzia Alfa, guidata da un ex produttore discografico, Edward Reiser.
Dato il fallimento dei mutati, la scienza opta per lo sviluppo delle conoscenze in ambito robotico. Vengono così creati robot e androidi sempre più sofisticati, fino ad arrivare a dotare i robot di un cervello con parti umane, ottenute per clonazione. Nei primi tempi i robot danno i risultati sperati, ma sembra che la storia non voglia finirla di ripetersi: proprio grazie a quella parte di cervello umano, i robot cominciano a dimostrare una propria coscienza, che sfocia ben presto nella stessa voglia di diritti civili che aveva maturato anche la razza mutata. Una coscienza, quella dei robot, tenuta a freno solo dalle tre leggi della robotica ideate secoli prima dallo scrittore (realmente esistente, ndr) Isaac Asimov, che obbligano il robot a salvaguardare prima la vita umana che quella propria. Il binomio carne-macchina sarà però ben più tragico e distruttivo un centinaio di anni dopo, con l’avvento dei terribili “tecnodroidi”…
Questo è solo un povero quadro descrittivo del mondo che Antonio Serra, Michele Medda e Bepi Vigna (la cosiddetta “Banda dei Sardi” del fumetto italiano) hanno ideato e costruito man mano, albo dopo albo, anno dopo anno, per la loro creatura, l’Agente Speciale Alfa Nathan Never.
Negli seconda metà degli anni ottanta la Sergio Bonelli Editore era ormai leader indiscussa del fumetto in Italia. Si pensava così di ampliare la scuderia di personaggi offerti dalla casa editrice, ampliando anche le tematiche e gli scenari. Se il west l’aveva fatta da padrone fino a quel momento (Tex Willer, Zagor, Ken Parker), si sentiva la necessità di nuove tipologie di fumetti. Quel periodo era il periodo dell’horror movie e dei film di fantascienza, quindi si necessitava di due nuove serie, una horror e una fantascientifica. Per il filone horror venne creato Dylan Dog, ad opera di Tiziano Sclavi, per l’ambito fantascientifico vennero incaricati Medda, Serra & Vigna per la creazione di Nathan Never.
Il primo albo, chiamato semplicemente “Agente Speciale Alfa”, venne realizzato da Antonio Serra per i testi e dal bravissimo Claudio Castellini per i disegni, quest’ultimo anche copertinista della serie, prima di passare all’americana Marvel (una sorta di NBA dei disegnatori). Uscì nel Giugno del 1991, e fece subito successo, grazie anche di riflesso alla fama sempre più incontrastata che Dylan Dog otteneva in quegli anni.
Per la scelta dell’ambientazione in cui il nostro Agente Speciale Alfa doveva muoversi, la Banda dei Sardi non ha avuto molte difficoltà a scegliere il prototipo a cui fare riferimento: Il capolavoro “Blade Runner” di Ridley Scott era più che mai vivo negli appassionati di fantascienza, quelle ambientazioni futuristiche erano perfettamente amalgamabili con ciò che i tre autori avevano in mente per la loro creatura. Ma non era tutto lì. Se Ridley Scott si era dedicato solamente all’aspetto puramente fantascientifico, Medda, Serra & Vigna volevano costruire un futuro il più possibile realistico, un futuro “credibile”, non tanto lontano dalla realtà e dalle ipotesi che già si fanno. Certo, poi fa un certo effetto nel rileggere le prime storie del nostro Agente Speciale Alfa e vedere che usano ancora i floppy-disk invece che una versione futuristica della moderna chiavetta USB, ma questo fa parte dei rischi che una simile serie a fumetti fa correre ai suoi ideatori. E poi alla fin fine questa futuristica versione della chiavetta USB loro l’hanno ipotizzata: hanno infatti creato i “ricordanti” ovvero esseri umani con un innesto cerebrale che può trasportare un numero infinito di informazioni nel modo più sicuro per il committente. E proprio riguardo questo innesto cerebrale, nel numero 104, Rebecca “Legs” Weaver, la comprimaria più importante di Nathan Never nella serie (inizialmente ispirata sia graficamente che nel nome dalla Sigourney Weaver di “Alien”, ancora di Ridley Scott, altro capolavoro del cinema di fantascienza), dice “Adesso farsi un innesto cerebrale è trendy, come lo era il telefonino alla fine del XX secolo”.


Parte II: Il Concetto di Saga fra Passato e Futuro

I paragoni fra Nathan Never e Dylan Dog sono d’obbligo. Sono le due testate fumettistiche italiane più di successo, ma nonostante ciò sono profondamente diverse. Se in Dylan Dog ogni storia è fine a sé stessa (forse la causa principale del suo deterioramento qualitativo degli ultimi anni, in quanto impone una ripetitività tematica nelle sue storie) in Nathan Never è l’esatto opposto: se non si ha ben chiaro il concetto di saga, leggere Nathan Never per schiarirsi le idee. Praticamente quasi ogni albo della serie e ricollegato in qualche modo con altri albi passati e futuri, poche avventure sono veramente fine a sé stesse, e servono solo per riempire gli obbligatori spazi narrativi “vuoti” fra un “episodio-saga” e l’altro. Basti pensare che ogni saga di Nathan Never (che racchiude al suo interno altre numerose sotto-saghe) dura mediamente circa 100 numeri.
Ma andiamo con ordine.
Le potenzialità e la bellezza di Nathan Never si potevano solo intravedere nei primi anni di vita editoriale, dal n. 1 al n. 45 Nathan Never era “solo” un ottimo fumetto italiano che faceva presagire qualcosa di immane e stupendo, come una bomba ad orologeria che doveva però decidersi a scoppiare. Si era parlato di una guerra futura fra gli umani e dei mostri di carne e metallo, chiamati “tecnodroidi” (ispirati graficamente ai Borg di Star Trek e alle opere dell’artista H. R. Giger), una terribile mutazione che nei primi tempi veniva etichettata come una naturale evoluzione dell’uomo sapiens. Nel Dicembre del 94 uscì l’albo numero 43, “Il Ritorno di Raven”, un albo stupendo ma soprattutto fondamentale per la saga dei Tecnodroidi, che faceva capire che quella “bomba ad orologeria” sarebbe scoppiata di lì a poco. E siamo arrivati nel Febbraio del 1995, con l’uscita del primo gigante di Nathan Never, dal titolo “Doppio Futuro”, ad opera dell’ideatore e curatore della serie Antonio Serra (per i testi), e dal futuro copertinista della serie (dal numero 60 in poi) Roberto De Angelis (per i disegni). Ed è il botto. Come un macigno, “Doppio Futuro” rivoluziona il concetto di fumetto prima che quello di fantascienza, e viene riconosciuto come uno dei massimi capolavori del fumetto italiano e (parere personale) mondiale. Dopo l’uscita di quell’albo il personaggio di Nathan Never arrivò agli occhi di tutti, numerosi furono i riconoscimenti e il suo pubblico aumentò in maniera esponenziale, anche in ottica estera. Una vera e propria rivoluzione nel fumetto italiano. Parole dello stesso Sergio Bonelli “Dopo l’uscita di ‘Doppio Futuro’, la fantascienza in edicola si chiama Nathan Never” (NAT n. 50).
Pur utilizzando temi universali della fantascienza (un futuro dominato dalle macchine e viaggi nel tempo, come in “Matrix” e “Terminator”), Antonio Serra riesce a stupire il pubblico forse oltre le sue stesse aspettative. Non si limita a dare uno scenario alle “guerre tecnobiologiche” (così vengono chiamate le guerre fra umani e tecnodroidi) ma infarcisce questa saga di altre tematiche sempre più complesse e articolate, tematiche già sviluppate nei precedenti albi della serie regolare, riuscendo (fra mille difficoltà, come lui stesso ha ammesso) a dar vita a qualcosa di veramente spettacolare. Per la prima volta nella Sergio Bonelli Editore, un autore rispetta una legge da pochi rispettata (in primis non rispettata dallo staff di Dylan Dog): non la storia a servizio del personaggio, ma bensì il contrario, ovvero il personaggio a servizio della storia. In questo Gigante (e in generale per tutte le storie) Nathan Never è si il protagonista principale, ma non quello totale: ci sono infatti decine e decine di altri personaggi che reggono le fila di tante altre storie, ogni nome ha un cognome, ogni volto una sua storia e soprattutto un suo passato. Ma, fedele al concetto di saga, “Doppio Futuro” è solo il primo di tre episodi che verranno ospitati sulla serie dei Giganti. Il secondo episodio esce nel Novembre del 1996, dal nome “Odissea nel Futuro” (parafrasando “2001:Odissea nello Spazio”, il capolavoro di Stanley Kubrick), realizzato da Antonio Serra e disegnato dal bravissimo Mario Alberti, in cui si conosce meglio l’alter ego “futuristico” di Nathan Never, chiamato Nemo (come il capitano Nemo di “20.000 Leghe sotto i Mari”, il capolavoro di Jules Verne più volte citato nella serie). Il terzo episodio, dal titolo “Un nuovo Futuro”, scritto ancora da Antonio Serra e disegnato dal duo hammeriano Luigi Simeoni e Giancarlo Olivares, tira le file della saga nata con “Doppio Futuro” e di tutte le altre saghe nate nella serie regolare. E proprio in questo terzo e ultimo episodio, in un articolo all’inizio dell’albo, Antonio Serra ammette che la saga dei “Tecnodroidi” è stata troppo per un solo essere umano, e che non si cimenterà mai più in un opera talmente titanica come quella, purtroppo per i lettori di Nathan Never. Questa sua ammissione fa ben capire la portata quasi storica di questa saga.
Ma parlavamo di passato in precedenza. E anche Nathan ne ha naturalmente uno. E naturalmente è un passato oscuro e misterioso, come impone il target di ogni personaggio a fumetti. E qua c’è l’ennesimo capolavoro del trio. Nonostante l’ambientazione “fredda” (un poliziotto che si muove in un ambiente fantascientifico), la banda sei Sardi è riuscita a costruire un personaggio con dei travagli interiori veramente umani e soprattutto efficaci nell’economia della serie.
Nathan Never, prima di entrare a far parte della scuderia Alfa era un poliziotto arrivista e senza scrupoli, con la “sindrome del migliore”. Non che fosse un uomo meschino, ma era tutto lavoro, e trascurava quasi totalmente sua moglie Laura Lorring Never e la figlia avuta da lei, Ann. E come se non bastasse aveva anche una relazione extra-coniugale con il procuratore Sara Mc Bain. Fino a quando il destino si presenta alla porta per saldare il conto. Il poliziotto Never era alla caccia di un pericoloso criminale psicopatico, Ned Mace. Lo trova, distrugge la sua organizzazione, ma Mace fugge, e cerca vendetta. Una notte, mentre Never era a letto con Sara Mc Bain, Ned Mace irrompe nella casa di Nathan, dove c’erano sua moglie e sua figlia. Uccide brutalmente Laura e rapisce Ann. Da quella notte la vita di Nathan Never non sarà più la stessa. Quando vede il cadavere insanguinato di sua moglie ha un incredibile shock emotivo, talmente potente da fargli diventare i capelli quasi tutti bianchi, segno indelebile della colpa che aveva commesso. Costretto a presentare le dimissioni dal corpo di polizia (“Un poliziotto che si fa ammazzare la moglie e si fa rapire sua figlia non da molta fiducia”), emigra nel tempio Shaolin, sulla stazione orbitante Tersicore, per ritrovare un equilibrio psichico più che mai precario. Fino a quando Edward Reiser, il neocapo dell’Agenzia Alfa, non riesce a ritrovare sua figlia, diventata una bambina autistica grazie alla convivenza forzata con Ned Mace di quegli anni. Reiser fa curare Ann in una costosissima clinica, il Synclar Asylum, e costringe Nathan a lavorare per lui, perché solo uno stipendio di un Agente Speciale può sopportare i costi di una clinica come quella. Nathan, suo malgrado, ritorna a fare quello che era un tempo, il poliziotto, un poliziotto però troppo umano, e ancora con dei giganteschi sensi di colpa che non vogliono finirla di tormentare il nostro eroe.


Parte III: Tecnodroidi vs Atlantide: 1-0

Insomma, dall’inizio alla fine, il personaggio di Nathan Never, così come il suo mondo, sono stati costruiti ad arte per soddisfare i fumettofili più accaniti. Mai si era vista così tanta fervida inventiva, e soprattutto una organizzazione così rigida e precisa: perché è questa organizzazione narrativa uno dei punti forti della serie. Paradossi ce ne sono ben pochi, nonostante si parli spesso di viaggi nel tempo, una vera trappola per chi scrive.

Nei primi 100 numeri di Nathan Never abbiamo la Saga dei Tecnodroidi che occuperà buona parte delle storie, e che ha il suo apice nei tre giganti già citati e la sua conclusione nel n. 99, “La Vendetta di Selena” (Serra & De Angelis). E’ la saga universalmente riconosciuta dai lettori come la migliore, il vero metro di giudizio e paragone per le succesive saghe, e il fatto che l’abbia partorita principalmente la mente di Antonio Serra, fà si che lo sceneggiatore diventi una sorta di idolo per i fan di NN, come lo è Tiziano Sclavi per Dylan Dog.

Dal n. 60 fino al 65 vi è una interruzione ideologica della saga dei tecnodrodi (comunque ben diluita durante i 100 numeri) e parte una sotto saga, quella della “Guerra senza Tempo“, incentrata sul ritorno della leggendaria Atlantide, dove comparirà anche Martyn Mystere (un altro famoso personaggio della casa editrice milanese), una saga che però non ha riscontrato molto successo in quanto giudicata dai lettori troppo fantasiosa, visto comunque sia il realismo che gli autori hanno consegnato alla serie nonostante sia una serie di fantascienza, e tutt’oggi giudicata la saga meno avvincente dell’universo narrativo neveriano.


Parte IV: La “Saga Alfa”, Millennio (Secolo) nuovo, Capo nuovo

Dal numero 100 in poi l’universo di Nathan Never si prepara ad affrontare un pesante cambiamento. Gli autori, memori dello pseudo-fallimento della saga de “La Guerra senza Tempo”, decidono di riprovarci, rispettando le richieste si una saga più realistica, ma riescono ad andare anche oltre le aspettative degli stessi lettori. Con la spettacolare “Saga Alfa” (che inizia giusto col nuovo millennio, nel Gennaio 2000, e che per la prima volta non vede partecipare attivamente Antonio Serra), gli autori cambiano completamente il mondo in cui Nathan Never, fino al numero 103, ha vissuto. L’Agenzia Alfa si scopre essere qualcosa di diverso rispetto a quello in cui credevano Nathan e soci. Edward Reiser, l’integerrimo capo dell’Agenzia Alfa, si scopre essere un criminale senza scrupoli, in combutta con la criminalità organizzata della “City”. Questo almeno è quello che si crede alla fine della saga. Ma poi arriverà un altro temibile nemico, e tutto sarà chiaro, i misteri saranno svelati: il suo nome è Mister Alfa.
Dopo la fine della “Saga Alfa” gli autori si prendono un periodo di pausa. Per circa un triennio le storie diventano quasi tutte autoconclusive. Iniziano anche a crearsi i primi paradossi e le prime difficoltà. Un esempio: nel primo gigante, in uno scorcio di futuro, si vede chiaramente l’Alfa Building di Edward Reiser semidistrutto dalle guerre tecnobiologiche. Ma l’Alfa Building è stato totalmente distrutto ben prima, nel penultimo episodio della “Saga Alfa”. Gli autori sono stati comunque abili nel giustificare questo paradosso: infatti nel terzo gigante, dal chiaro titolo “Un nuovo Futuro”, si specifica che dopo tutti quegli avvenimenti il futuro, con l’avvento dei tecnodroidi e delle guerre tecnobiologiche, è stato radicalmente cambiato, quello che deve succedere è stato cancellato e deve essere ancora scritto. Una spiegazione abile ma difficile da digerire, una spiegazione che fa pensare che è stato creato tutto quel casino, tutta quella complicatissima saga per niente, visto che poi tutto torna come era prima. Ma questa difficoltà è nulla in confronto alle miriadi di difficoltà che gli autori hanno dovuto affrontare nel corso degli anni, quindi è ampiamente perdonabile. Lo stesso Antonio Serra, in un articolo scritto di suo pugno nell’Alfacom del n. 123 invita il lettore “non a credere che tutto ciò che legge sia vero, ma a divertirsi nel pensare che lo sia”. Poche parole che però chiariscono tutto. Infatti gli esigenti lettori di Nathan Never hanno poche volte perdonato queste incongruenze narrative, “stressando” (è il caso di dirlo) gli autori con continue critiche pignole.

Nel frattempo Antonio Serra si dedica completamente ad un personaggio tutto suo, Gregory Hunter (non di molto successo), rimanendo nella serie solo in veste di supervisore, e il ruolo di tuttofare di Nathan Never lo acquista l’altrettanto abile Stefano Vietti, coadiuvato sempre splendidamente dagli altri due papà di Nathan Never, Bepi Vigna e Michele Medda.
Forse l’unico difetto di Nathan Never sta nella sceneggiatura di alcuni episodi. Nonostante l’umanità certe volte addirittura estrema e palese del personaggio (per via del suo tragico passato), Nathan Never rimane sempre un poliziotto, un “duro”, che fa quindi discorsi da “duro”. In quasi tutti gli albi la sceneggiatura è molto forzata, molto matematica. L’unico che riesce a “far parlare” Nathan Never da essere umano e non da poliziotto imbattibile è Michele Medda (non a caso anche soggettista di Dylan Dog, in cui il pezzo forte sono proprio i dialoghi diretti e scorrevoli, molto umani), mentre gli altri sceneggiatori (in primis anche il mostro sacro Antonio Serra) hanno dato troppa importanza alla storia e non a costruire una personalità anche “momentanea”, a episodi, di Nathan Never, facendosi bastare il suo tragico passato e la sua aria da depresso cronico, facendolo parlare per luoghi comuni. Magari un po’ più umanità dialettica e un po’ meno fantascienza poliziesca nei dialoghi gioverebbe sicuramente ad un personaggio già ottimo di per sé. Così come gioverebbe una convinzione meno palese del personaggio in ideali di giustizia. Insomma, forse nel personaggio servirebbe introdurre un po’ di sana cattiveria. Lo stesso Mister Alfa, in un’epica discussione con Nathan Never nel n. 130, analizza queste tematiche (la “rigidità” morale di Nathan Never contrapposta al bisogno spasmodico di realtà dei lettori), criticando pesantemente l’eroe e, di riflesso, la stessa serie a fumetti: “Parli come il personaggio principale di un’opera di finzione, destinata ad un pubblico di adolescenti. Gli autori di questo personaggio, per contratto, sono tenuti a rappresentarlo in modo che non ne vengano mai messi in dubbio l’acritica appartenenza al bene, l’incrollabile idealismo, il fiero senso di giustizia. E questo, ostinatamente, ciecamente, anche quando il pubblico è cresciuto e percepisce che le parole delle battute sono vuote, lontane dalla propria realtà, e dalla platea che chiede a gran voce maggiore aderenza al vero…
Ma dicevamo del post “Saga Alfa”. Gli autori stavano meditando già da tempo una saga a puntate come quella della “Guerra senza Tempo” e di “Alfa” che riguardasse una guerra fra le stazioni orbitanti e la Terra, una saga pensata già nei primi anni di vita dell’Agente Speciale, come fa capire il n. 74, “L’Orbita spezzata” (Serra & Atzori), che doveva essere uno dei primi episodi della serie (è stato il primo albo scritto da Antonio Serra per Nathan Never, a detta dello stesso autore). A quanto pare proprio questo fatidico numero 74 ha creato un bel po’ di casini agli autori a causa del ritardo con cui è uscito per via della lentezza del disegnatore, Mario Atzori, nel realizzarla. Chissà il povero Atzori quante se ne sarà sentite dire…


Parte V: Le Guerre non finiscono mai

Il lasso di tempo che intercorre fra la “Saga Alfa” e la saga della “Guerra fra le stazioni orbitanti e la Terra” è un periodo di assestamento nel fumetto di Nathan Never, con storie per la maggior parte autoconclusive, ma alcune chiudono anche dei discorsi aperti precedentemente alla “Saga Alfa”.

Chiusi questi ponti col passato di Nathan Never, gli autori si sono impegnati nella saga della Guerra fra la Terra e le Stazioni orbitanti, saga lunga sia di nome che di fatto. Dopo alcuni albi di introduzione, dal numero 157 fino al n. 161 si svolge la saga vera e propria, spettacolare quanto la “Saga Alfa” (se non addirittura più spettacolare), cinque albi scritti e sceneggiati tutti da Stefano Vietti, a testimonianza del ruolo di soggettista principale che Vietti ha acquisito nell’economia della serie, ruolo che in precedenza era di un “certo” Antonio Serra, una saga dopo di cui veramente nulla sarà più come prima. Una saga spettacolare quanto catastrofica, e che costringe il lettore a fare i conti praticamente con una nuova serie a fumetti, dove lo scenario che conosceva prima di questa saga è stato radicalmente mutato. Sta di fatto che la saga ha ottenuto ampi consensi, e, incoraggiato da questo, Vietti si è impegnato nel rincarare la dose, facendo forse perdere un po’ di coesione alla serie. Infatti dal numero 162 in poi, il mondo di Nathan Never si è arricchito di talmente tante saghe e sotto-saghe che per il lettore diventa quasi impossibile starci dietro, tanta è la marea di informazioni che deve memorizzare e rapportare ad altre informazioni nella giusta maniera. Uno story-telling contorto e articolato, quello di Vietti, che ha elogi e critiche in egual misura.

Qualche annetto e si arriva ad un’altra saga, l’ultima in ordine cronologico, chiamata “La Saga Spazio temporale“, che sviluppa i (contorti) temi lasciati in sospeso con la precedente saga, ma non li risolve. La saga è composta da 6 albi, tutti sceneggiati da S. Vietti e disegnata dal duo Paolo Di Clemente-G. Olivares, e si sviluppa fra la new York degli anni 50 e il presente di Nathan Never, e avrà il suo apice nel n. 199 (come lo fu il n. 99 per la saga dei tecnodroidi), non a caso intitolato “La Vendetta“, che ci offre (finalmente) un Nathan cinico e vendicativo, spietato nel cercare la sua vendetta.

(Da segnalare l’attivissimo Forum di Nathan Never, a cui partecipano gli autori stessi.)


Parte VI: Ultime Considerazioni su una Guerra dei Mondi incombente
e una Pensione che non arriva

Dal numero 200 in poi il mondo di Nathan Never sembra vivere un periodo di stasi anche qualitativa. Lo stesso numero 200, “L’Ultimo Anello“, di Vigna & Germano Bonazzi, non ha avuto molti consensi. Gli autori, forse stremati da tutto ciò che hanno creato, si sono presi un periodo di pausa. La “Saga Spazio-Temporale” ha lasciato molti interrogativi aperti e stranamente negli immediati albi successivi non vengono assolutamente citati. Negli ultimi numeri sembra che ci sia una potentissima organizzazione che minaccia i deboli equilibri di questo mondo, un’organizzazione dal poco fantasioso nome “La Compagnia”. E forse proprio la banalità di questo nome è la prima avvisaglia di una certa aridità di idee. Ma dopo la scorpacciata di avventure che gli autori hanno offerto ai loro lettori, è anche umano.

Ma con Nathan Never sicuramente non ci si annoia, una saga tira l’altra, ed è infatti in preparazione l’ennesima saga, chiamata “La Guerra dei Mondi“, che vedrà la Terra impegnata in un conflitto bellico con Marte. Questa super-saga sarà costituita da ben 10 albi, e dovrebbe partire proprio nell’anno della maggiore età per l’Agente Speciale Alfa, nel 2009, ed è implicitamente chiamata a riscattare quanto non era andato nella saga precedente, e in quello che si è verificato dopo. I lettori esigono spiegazioni immediate, esigono che molte sottotrame (alcune delle quali giudicate inutili) vengano chiuse, insomma, che si riparta da zero. E forse sono proprio queste le intenzioni dello staff di sceneggiatori di Nathan Never: ripartire da zero, modificare totalmente la testata fumettistica, in modo da dare spazio a nuovi scenari, a nuovi generi, a nuove situazioni. Nei lettori serpeggia nel frattempo l’esasperazione: c’è chi giudica la “Guerra dei Mondi” come l’ultima chiamata per Nathan Never (e di conseguenza per il suo staff). Tanto dipende da questa saga, forse lo stesso futuro della testata fumettistica, e alla Sergio Bonelli Editore lo sanno (visti i tempi di paurosa magra per il fumetto in Italia).

Si stanno verificando nel frattempo anche le prime contraddizioni pesanti nella serie. Una su tutte è quel fantomatico realismo che tanto piace ai lettori e che attualmente sta venendo meno, non tanto nelle storie di per se, ma nel continuum di queste storie. Il mondo si Nathan Never è continuamente sull’orlo del baratro, molteplici sono le storie in cui il mondo rischia la fine (oltre alle varie saghe) e naturalmente è sempre Nathan Never a salvare tutto. Troppa fantasia sta diventando forse dannosa, e il primo imputato di questa megalomania di fantasia è colui che ha preso le veci di Antonio Serra, ovvero Stefano Vietti. Una eredità pesante la sua, con cui forse l’autore combatteva, e che lo hanno spinto a scrivere storie veramente catastrofiche (anche se, c’è da dire, altamente spettacolari). E ogni tanto la situazione sembra sfuggire di mano, sia a Vietti che agli altri sceneggiatori. Per esempio nel Gigante n. 10, “I Ribelli di Marte” (di B. Vigna & G. Bonazzi), il lettore deve fare i conti con un Nathan Never invecchiato e con tanta di barba bianca, ormai in pensione. Bepi Vigna si è divertito nell’immaginare il nostro eroe fra cinquant’anni, ma questa scelta ha creato non pochi problemi nell’idelogico continuum della serie. Tutto poi viene giustificato col fatto che lo scenario in cui la storia si svolgeva era un universo parallelo a quello di Nathan Never, ma nonostante ciò tutti i nodi non vengono al pettine (uno per esempio è l’ipotetica età del figlio di Nathan Never, un giovanotto che sembra avere non più di una ventina d’anni e che invece, a conti fatti, ne ha sessanta). E come se non bastasse S. Vietti si è divertito ad immaginare nell’Agenzia Alfa n. 14 (l’ “Agenzia Alfa” è una serie parallela alla serie regolare, come lo sono i Giganti), dal titolo “I nuovi Eroi” (disegni di F. Jacomelli) chi potrebbero essere i nuovi agenti alfa fra qualche centinaio di anni, ovvero coloro che prenderanno il posto di Nathan & soci (va detto che se il gigante di B. Vigna è stato pesantemente criticato, la storia di S. Vietti è stata invece apprezzata e in alcuni casi idolatrata). Serra aveva esortato noi lettori a “divertirsi nel pensare che quello che leggiamo sia vero” in modo da non farci troppi problemi, ma in alcuni casi si è un po’ esagerato. Insomma, sembra che lo stesso Nathan Never non abbia più voce in capitolo, e che addirittura si studi per sostituirlo, perché ormai diventa veramente difficile nascondere la sua età.
Se in Dylan Dog il tempo non passa mai (ha festeggiato il ventennale da poco ma ha sempre la stessa età) nel mondo di Nathan Never il tempo passa eccome: ogni episodio, ogni avvenimento, ha la sua datazione. Conti alla mano, il nostro eroe dai capelli bianchi e dal fisico da ventenne dovrebbe avere all’incirca più di cinquant’anni. Va bene, gli esperimenti sui mutati hanno permesso di preservare per molto tempo le cellule umane dall’invecchiamento (vd. NAT n. 106, “Il Patto”), ma la situazione sembra stia un po’ sfuggendo di mano allo stesso protagonista, figurarsi ai suoi autori. Lo dimostra anche le ormai troppe numerose serie parallele alla serie regolare. A conti fatti Nathan Never è il personaggio con più serie parallele (spin-off in gergo tecnico), più del mostro sacro Dylan Dog (escludendo le ristampe), troppe storie che rischiano seriamente di far perdere il filo del discorso.

A che cosa andrà incontro il nostro eroe? Verrà forse sostituito? E da chi?
Da un figlio tenuto nascosto in tutti questi anni?
Naaa, troppo da Beautiful…..
Da un clone che chissà da dove diavolo è saltato fuori?
Naaaa, già fatto con Nemo…..
Allora da un Nathan Never del passato, più giovane?
Naaa, basta con ‘sti viaggi nel tempo….
Vabbè, allora che lo si mandi in pensione e non se ne parli più.
See, già mi immagino il balloon (la nuvoletta parlante, ndr) sopra la testa di Nathan Never che pensa:
La pensione! Finalmente, miseriaccia!!! Non ce la facevo più!!!


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