BELLISSIMA (ITA 1951)
regia di Luchino Visconti
con Anna Magnani, Walter Chiari, Tecla Scarano, Tina Apicella
durata: 110′
Drammatico
Capolavoro di Luchino Visconti, che incide sul declino del Neorelismo italiano decretando la nascita di un nuovo filone (drammatico) di fare cinema.
By Orasputin
1951, Luchino Visconti gira “Bellissima“, un film ambizioso, presagico spaccato su di un mondo (quello dello spettacolo) già allora come oggi imperniato su strati di omologazione, caratteristica una spiccata cinicità di fondo. Le radici di “Mulholland Drive” prendono piede dai quartieri popolari di Roma, dove la verace infermiera Maddalena Ciccone (Anna Magnani) si accorge di poter incentivare la traballante economia familiare iscrivendo sua figlia Maria (Tina Apicella) ad un concorso per aspitanti mini attrici sponsorizzato da Cinecittà, nella persona di Alessandro Blasetti (regista che interpeta se stesso). Il fatidico giorno è arrivato, Maddalena prima recupera sua figlia in una piscina e poi, con l’aiuto del giovane Alberto (Walter Chiari), riesce a farla esibire dinanzi ad una commissione esaminante, con tanto di flash ed attenzioni mediatiche al seguito. Tutto sembra filare liscio, illusione che comincia a scricchiolare non appena si odono voci di raccomandazioni e corruzioni varie in giro, accompagnate da atteggiamenti che oggi definiremmo snob da parte dell’attrice napoletana incaricata all’indottrinamento (Tecla Scarano). ”Che strana la vita, a Cinecittà“, penserà Maddalena, quando le tocca difendere il suo status di madre “basata” dinanzi ad una insegnante di danza sin troppo scrupolosa. Per far si che sua figlia venga presa, offrirà 50 mila lire al cinico Alberto, che in tutta la sua strafottenza prima cerca invano di sedurla poi compra una Lambretta nuova di zecca, simbolo incontrastato dell’Italia ben messa di quegli anni (lo erano state le biciclette, lo saranno le auto). In un vortice di disperazione e consapevolezza, Maddalena dovrà vedersela con suo marito Spartaco (prototipo dell’uomo picchiatore), la piccola Maria investita da incessanti crisi di pianto causa ”luci alla ribalta”…fino alla supervisione del provino finale, dove drammaticità e consapevolezza assumeranno toni incredibilemente forti, e la via d’uscita unica: prendere o lasciare!
Collocato tra la fine del Neorealismo e l’inizio di un certo filone drammatico di fare cinema, “Bellissima” (prodotto dall’illuminante Mario Cecchi Gori) colpisce in tutto ciò che vi è di vero, attuale e rivelatorio al suo interno. Nel suo continuo rimandar al “mondo dello spettacolo”, ne anticipa di mezzo secolo limiti, contraddizioni e (occulte) dinamiche, consegnando al fruitore un prodotto che ancora fa discutere per quanto risulti aggiornato ed ancorato ad un contestopiù che attuale. Mondo mediatico che, alle 50 mila lire necessarie per corrompere un innoquo collaboratore, sostituisce prestazioni sessuali quale scorciatoia, passaporto al suo futile ingresso.
Il talento di Luchino Visconti, “discepolo” di tecnica ed innovatività, che fa cinema parlando di cinema, metalinguaggio da cui lo stesso Lynch attingerà a piene mani (eccovi giustificato il paragone con “Mulholland Drive“). Tutto ruota ad altissimi livelli, dalla squadratura antropologica del contesto sociale (il quartiere popolare, le comari di palazzo), al talento cristallino di chi ci “vede” dall’interno (Anna Magnani), dalla splendida fotografia black and white alle formidabili riprese dal basso verso l’alto. Ciò che ne fuoriesce è un film imprescindibile, drammatico, duramente attaccato ad un realtà che pare dominata ma solo in apparenza. Un film speranzoso, epico ed attuale…quanto era bello il cinema italiano!
Voto: 8