GONE BABY GONE (USA 2007)
regia di Ben Affleck
con Casey Affleck, Morgan Freeman, Ed Harris, Amy Ryan
durata: 115′
Drammatico
Un’autentica prova di forza l’esordio alla regia di Ben Affleck, concentrato di suggestioni, drammaticità e potenza narrativa.
By Orasputin
A cinque anni da “Mystic River”, arriva la seconda trasposizione cinematografica tratta da un romanzo di David Lehane, in questo caso “La Casa Buia“, magicamente mutato in “Gone Baby Gone”, esordio alla regia di Ben Affleck. Un’autentica prova di forza, considerata la scarsa fama di cui l’attore gode ed il malocchio incombente della critica, in un film maturo, possente ed espressivo. Attore protagonista un Casey Affleck già ammirato in “Lonesome Jim” e “Da Morire“, nell’olimpo dell’espressività recitativa grazie all’impareggiabile ruolo nell’ “Assassinio di Jesse James Per Mano Del Codardo Robert Ford“, qui veste i panni di un investigatore privato che dopo la scomparsa di una bambina in una Boston immortalata con forte piglio documentaristico decide di fare veramente sul serio. Ad accompagnarlo la sua ragazza, Michelle Monaghan, un tantino sotto tono in un ruolo ad essa poco congeniale (non è possibile comparire in una film come lo “Spaccacuori” di Ben Stiller); a riequilibrare il tutto ci pensano i soliti noti: un’adrenalinico Ed Harris nelle vesti del detective Remy Bressant ed un saggio (attenzione!) Morgan Freeman ispettore capo Jack Doyle. In una Boston squallida e luminosa, tra pippate di cocaina e valigette da milioni di dollari mai restituite, Patrick Kenzie e consorte come due poli oscilleranno più volte verso la verità, in una carambola di abominevole pedofilia e marcia corruzione che adesso non vi sto a raccontare. La caratteristica principale della pellicola, punto di forza unanime, è il fatto che partendo da un preciso stato d’allerta (negli Stati Uniti, ogni giorno, scompaiono più di 2000 bambini) si approdi a riflessioni ben più profonde sulla morale e soprattutto sugli aspetti giusti e non giusti del vivere umano. Colpisce la fredda lucidità di Kenzie, che dopo la scomparsa del secondo bambino avrà modo di testare su di sè l’incombente peso della morte; fa scalpore l’ignoranza di Helen Mcready (Amy Ryan, candidata all”Oscar per questo ruolo), la mammima cocainomane in preda a rabbia, confusione e sensi di colpa per la sparizione di sua figlia; emoziona e non poco l’appiglio semi-antropologico: il regista, al pari dei suoi emissari (gli attori), pare muoversi alla perfezione nei luoghi e personaggi, optando sempre per quelli più suggestivi e spaventosi. Scavando a fondo, viene fuori l’altra faccia degli Stati Uniti.
Voto: 7