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Pubblicato da (Orasputin) in Cinema il 22-07-2008
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SUD (ITA 1993)
regia di Gabriele Salvatores
con Silvio Orlando, Claudio Bisio, Francesca Neri, Antonio Catania
durata: 90′
Commedia drammatica


Dedicato a tutti i centri sociali occupati e autogestiti d’Italia.


By Orasputin


In un paesino a Sud del mondo, probabilmente Campania, la routine di quattro disoccupati all’ultima spiaggia viene interrotta da un’ unanime decisione: occupare il seggio elettorale, destando scalpore magari con una bella prima paginetta sul giornale, mossa che vorrebbero si propagasse in tutto il territorio regionale. La loro pertanto è azione dimostrativa, in quel tentativo di riemergere sia materialmente che mentalmente da un precariato che è lavorativo, umano e morale. Sono tre sudisti e un eritreo, leader maximo un tale Ciro Ascione (Silvio Orlando), ex sindacalista caduto in depressione; ad esso si aggregano Michele (Marco Manchisi) ed Elia (Antonio Catania), indaffarati con pistole ad acqua figuriamoci con dei fucili a pressione. Gregario della situazione un buon africano più garbato che cialtrone. Di attuale c’è che vogliono lavorare, alcuni di essi rivendicano qualcosa di personale. Ciro se la prende con l’onorevole Cannavacciuolo, politichetto vicino più alla camorra che alla causa comunale. Baffetto e propaganda elettolare, l’esatto prototipo di magna magna meridionale. Una coppia come le altre si ritrova nel seggio elettorale, pura casualità vuole che sia proprio lei la figlia del fantapolitico locale. Gli amici vorrebbero lasciarla stare, secondo Ciro va trattenuta nel nome di quel corrotto di suo padre. E’ il turno di Giacomo Fiori (Claudio Bisio), conduttore TV un po’ grottesco e irrazionale: i 4 disperati dovrebbe intervistare, l’obiettivo quello di scatenare un tam tam mediatico fenomenale. La scuola ormai è un campo d’assedio con vista sul mare, sbirri e cittadini rispettivamente a controllare e incitare. A compromessi proprio non si vuole arrivare, solo a patto di un lavoro i 4 saranno disposti a trattare.

Dedicata a tutti i centri sociali occupati (e autogestiti) d’Italia, la settima regia di Salvatores diverte per il suo stile fresco e scorrevole, merito del regista quello di aver creato una storia a passo coi tempi che fa perno su 4 antieroi consapevoli della propria incapacità, ma che non esitano a provarci ugualmente. Metaforicamente, nel momento in cui si respira una situazione precaria, a tutti è consentito di alzare la voce. Non mancano gli stereotipi: l’eritreo scambiato per Bob Marley è un classico, il fighettino milanese che si vede ciullare la porsche di più. Si salvano Claudio Bisio nei panni del mediatore scoopista televisivo (la sua è una presa per i fondelli a quello stile televisivo che eregge i reporter di Studio Aperto a leader carismatici della trash TV) ed un Silvio Orlando da Oscar ogni qual volta gli si presenti dinanzi una sceneggiatura di sinistra. Ad impressionare positivamente sono le acrobazie registiche di Salvatores, sempre perfetto quando si tratta di mantenere caldo il fiato sul collo dei suoi personaggi. Ottima la fotografia, di colori saturi e caldi. Una sceneggiatura inadeguata si impantana troppo nella seconda parte, e il film si segue più per inerzia politica che per cinematografica passione. In ambito colonna sonora, Salvatores si affida al combat rap dei compaesani 99 Posse ed all’hip hop impegnato degli Assali Frontali, i quali conferiscono al film un’impronta specifica e degradante. La stessa che avrebbe garantito un posto assicurato in piazza Plebiscito se con Gigi d’Alessio Gabriele Salvatores avesse stipulato sodalizio.


Voto: 6


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