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Pubblicato da (Orasputin) in Cinema il 15-07-2008
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FINE PENA MAI (ITA 2007)
regia di Davide Barletti, Lorenzo Conte
con Claudio Santamaria, Valentina Cervi, Giorgio Careccia
durata: 90′
Drammatico


Il calvario umano di Antonio Perrone, esponente della Sacra Corona Unita, condannato a 49 anni di carcere. Una storia vera raccontata da due registi emergenti.
 


By Orasputin


Liberamente tratto sal romanzo autobiografico “Vista d’Interni”,  “Fine Pena Mai” è l’evocativo titolo di un’avventura andata a male, quella di Antonio Perrone, mafioso della Sacra Corona Unita condannato a 49 anni di carcere duro, modalità 41 bis. La vicende coprono un lasso di tempo che dagli anni Settanta ai giorni nostri, tramite il ricorso a pensieri e flashback, parlano una sola lingua, quasi a voler implorare una sola pietà, rimandare ad un’unica preoccupazione, quella del boss verso moglie e figlio, ai quali non è stata mantenuta una promessa, la più semplice: assicurare protezione e affetto. Dai primi passi salentini e l’insita voglia di lasciare il segno alle autentiche concretizzazioni tramite spaccio di droga e detenzione di bische clandestine, nel film si vedono il boss (Claudio Santamaria) ed il suo riccioluto braccio destro uscire direttamente dal cinema (dove hanno ammirato Scarface) e fare piazza pulita con abuso di rivoltelle. I due, in un tentativo di ricostruire su scala pugliese l’universo Toni Montana, sono ormai il fiore all’occhiello di sbirri in cerca dell’alibi per colpire, giovani malavitosi spacciatori ingaggiati, e soprattutto esponenti dell’alto rango pronti a spazzar via qualsiasi moscerino intralci la loro losca e fruttuosa imprenditoria. Ad un certo punto il meccanismo si spezza, Perrone e sua moglie divengono schiavi all’ultimo stadio dell’eroina, una rapina in  gioielleria segnerà la loro definitiva (ma non affettiva) separazione. Dal carcere, sei anni dopo, l’Antonio Perrone che ne uscirà fuori sarà un capo della Sacra Corona Unita, la quarta mafia, finalizatta a sverginare un territorio finora casto come quello pugliese.

Il film di Davide Barletti e Lorenzo Conte (entrambi giovanissimi, il primo leccese, l’altro romano) si discosta dai clichè e dallo stile mozzafiato  della fiction italiana, puntando più all’introspezione psicologica sui personaggi - in questo caso Claudio  Santamaria - che all’impatto ritmico e spettacoloso dell’action movie. C’è da precisare che i due della “Fluid Video Crew“ non hanno la benchè minima esperienza degli altrettanto emergenti Paolo Sorrentino o Franceso Patierno, un montaggio che fa acqua da tutte le parti ne è la conferma inequivocabile, più consono ad un noir atmosferico che ad un film italiano che tratta di mafia a mio modesto parere in modo eccessivamente visionario. Ne escono fuori una novantina di minuti erroneamente coraggiosi e troppo fuori tema per quella che si chiama idea di fondo: descrivere in maniera realistica un particolare contesto storico, stranamente esente dall’immaginario cinematografico italiano. Lo fanno senza ipocrisie e ricorso a sdolcinamenti vari, e questo è un dato positivo.

 Non mancano gli omaggi a Lynch Brian De Palma (l’austostrada notturna di “Lost Highway”, la citazione a “Scarface”.) L’occhio visionario dei registi viene esaltato nella parte seconda, dove la saturazione fotografica sempre più bluastra pare voglia accentuare il calvario degli spietati criminali, inquietanti attori leccesi in una prepotente lezione di dialetto salentino. Chi doveva garantire il salto di qualità delude le aspettative, Claudio Santamaria innegabilmente a disagio e privo di lucidità nei panni del boss Antonio Perrone. La sua timida presenza rimarrà legata ad una spiazzante scena di nudo integrale, i maschi invece potranno accontentarsi del richiamo dark di Valentina Cervi, passabile nei panni della moglie depressa. Promossa a pieni voti, una fotografia vintage figlia di attrezzature anni Sessanta si abbina perfettamente ai gusti spiccatamente glamour nella scelta dei costumi, sulla scia di quella megolomania da vasche yacuzi che fa di Toni Montana un idolo indiscusso. Sufficiente. 


Voto: 6


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