Jul
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Pubblicato da (Orasputin) in Musica il 13-07-2008
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GENTLEMEN
The Afghan Whigs
1993
Alternative rock


Benvenuti nel ciclo mestruale del rock intimista.


By Orasputin


Etichettati 
frettolosamente come grunge band, gli Afghan Whigs da Cincinnati (Ohio) si contraddistinsero per uno stile  unico e viscerale, più consono ad una notte di sesso che al calvario di un eroinomane solitario. Il loro sound, congedando robuste radici hardcore (Husker Du e primi Replacements su tutti), ha rimescolato trascorsi country blues in un’asfissiante miscela di acid rock che nasconde nelle liriche di un Rimbaud quale Gregg Dulli l’encomiabile chiave di castità. Al pari dei suoi colleghi di Seattle (nel penitenziario di Cincinnati, la notte di Halloween del 1986, tra un elogio a Paul Westerberg ed un tributo a Neil Young, conosce il bassista John Curley) Dulli dispone di un sex appeal fuori dal comune, fascino dark e carica felina da singer frustrato che riesce a farsi desiderare anche con una semplice boccata di sigaretta. Di tre cose non può fare a meno: tabacco, alcool e (sopratutto) donne. L’amore è il tema che più ricorre nei suoi testi. Memorabile l’idea di piazzare un posacenere sulle aste dei microfoni.

Alla lezione Dulliana prendono parte il batterista Steve Earle ed il micidiale Rick McCollum, chitarrista d’assalto, uno di quelli che riconosceresti dopo un secondo. Nell’Olimpo del rock anni Novanta vi subentrano nel 1993, con il quarto lavoro in studio (il primo per la Elektra): “Gentlemen”, animale soul pronto a sbraitare, sinuoso come il fondoschiena di una spogliarellista in un fumoso bar di periferia. Il sound trova consolidazione, l’impatto è granitico, tutti gli elementi sono perfettamente bilanciati. A differenza dei precedenti lavori, qui è tutto più avvolgente, lo dimostrano spruzzate di archi e violini ad impattare muraglie di implacabili riffs e vocalizzi maestosi. In copertina, così come nel booklet, bambini che “si credono” adulti sono la conferma di quanta disperazione/confusione ci sia nelle liriche di Dulli, fortemente autobiografiche, scioccanti per quanto poetizzino con feroce ironia problematiche quali amore di coppia e inevitabili distorsioni, dipendenza dall’alcool e sesso precipitoso. In quanto profeta di un universo cupo e solitario (quello privato) - Dulli non ha mai funto da portabandiera della x generation, fenomeno sociale ad immagine e somiglianza dei vari Replacemets e Sonic Youth.  

L’incipit sussurrato di “If  Were Going” è quanto di meglio l’oscurità possa offrire prima di un eterno sonno, ma è solo un falso allarme perchè la carica emotiva di “Gentlemen” irrompe bruscamente, non lasciando scampo. Il lavoro musicale è impressionante (chitarre taglienti, drumming intraducibile), ancor più da pelle d’oca è il gesticolio vocale di Dulli, che alterna ”richiami” potentissimi  ad una carica sexy pluriprovocante. Sulle montagne russe della paranoia umana: “La vostra infezione, prego, non ho tutta la notte“. Il singer bello e dannato che si definisce una testa di cazzo l’amaro tema di “Be Sweet“, una dolce ballata con tanto di “strupro chitarrstico” nel bel mezzo di un carezzevole pathos: “Ora sto bene, ma prima o poi mi troverò fregato, perchè lei vuole amore, e io voglio ancora scopare“. Nel dramma funkeggiante di ”Debonair“ risubentra il “comunismo” di gruppo, parità di ruoli, coesione e lavoro sporco agli strumenti, solo Dulli può permettersi delle incursione, la sua voce adesso brucia come l’assenzio proibito appena versato. “When We Two Parted“, scritta con McCollum, serpeggia in mid tempo di psichedelia pop, appello disperato l’appello di una donna, una di quelle che lo sta riducendo allo stato vegetativo permanente: “Every nigh i spent in that bed/ With you facing the wall if i could/ Have only once heard you scream”. 

Fountain And Fairfax” è emo rock all’ennesima potenza: drumming ancestrale, sovraincisioni di slide guitar, una malinconia di archi, pianoforte e svettate vocali impressionanti. Il testo dovrebbe riportarsi interamente: “Angelo, avvicinati così che la puzza delle tue bugie possa affondare nella mia memoria“. Ascoltata, suonata e imparata a memoria.  Un discorso che prosegue nella successiva “What Jail Is Like“, dove la cupezza riverberata delle chitarre insegue un piano avvolgente, per poi eiaculare in un ritornello d’assalto reso ancora più massiccio da una sezione d’archi penetrante. Capolavoro del disco.

My Curse“, cantata da Marcy Mays degli Scrawl (una Patti Smith del movimento Riot Grrrl), è un tramonto pop soul dalle venature blues, oschestra di emozioni acustiche, a segnare la maturazione di una band che partendo dall’hardcore è approdata all’art rock. La potenza commovente di “Now You Know” - 4 minuti di goduria totale - prende piede da gioe e tormenti amorosi, e Dulli con la sua Telecaster quasi a zittire quel fantasma “marcio” che è in sè: “Well, baby now it’s through“.

“I Keep Coming Back“ è la cover di un pezzo cantato da Tyrone Davis (in ambito blues, Gregg Dulli conoscerà un alleato di fuoco in Mark Lanegan), mentre la conclusiva “Brother Woodrow/ Closing Prayer” è una dilatazione strumentale malefica, l’approccio radicalmente evolutosi verso circoscrizioni spiccatamente post rock. Dopo aver ascoltato questo splendido disco, non esitai a definirli il miglior gruppo rock del pianeta. Ebbene si, per un paio di mesi la sono stati veramente. La colonna sonora di una notte a luci rosse.

Voto: 8


Tracklist: 1.If I Were Going; 2.Gentlemen; 3.Be Sweet; 4.Debonair; 5.When We Two Parted; 6.Fountain And Fairfax; 7. What Jail Is Like; 8.My Curse; 9.Now You Know; 10. I Keep Coming Back; 11.Brother Woodrow/Closing Prayer.
  


Comments:
Richard Deep on July 14th, 2008 ore 3:05 pm #

Questo disco mi ricorda uno dei momenti della mia infanzia, quella vecchia musicassetta di mio fratello che conteneva al lato A “canzoni tratte da “Congregation”" e al lato B “canzoni tratte da “Gentleman”". Riferendomi a quest’ultimo, beh si può dire che lo “sciame di api” che apre il disco e il robustissimo ed imponente drumming della title-track sono alcune di quelle cose che non si dimenticano mai. Bellissimo

/// on July 14th, 2008 ore 7:21 pm #

provate a sentire questo disco nei vostri sabati pomeriggi invernali…ti rilassa celebralmente…il freddo, il tramonto e loro vi daranno sensazioni strepitose…provate…se già è emozionante sentirlo in un qualsiasi momento della giornata sarà una esperienza unica farlo come vi ho suggerito…

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