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Pubblicato da (Orasputin) in Cinema il 01-07-2008
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L’UOMO, LA DONNA E LA BESTIA (SPELL, DOLCE MATTATOIO)

(Ita 1977)
Regia di Alberto Cavallone
con Martial Boschero, Jane Avril, Paola Montenero
Durata: 95′
Erotico


Uno degli esperimenti più pericolosi che il cinema italiano ricordi.


by Orasputin


-Sei stata a letto con lui.

-Ti ho tradito, ma da sola”


“La follia devasta un paese di provincia
” recitava il Corriere Della Sera. Per tutti gli appassionati di occultismo, Jorodowsky e sacro e profano, un film imprescindibile. In un paesello incantato della campagna romana, nel bel mezzo di una festa patronale si diramano le vicende d’incesto, d’amore e necrofilia di un comunista fallito con moglie fuori di sè, di un giovane vagabondo identico a Gesù Cristo, di una puttanella bionda strappa appuntamenti, di una donzella incinta non si sa di chi e di una moglie in crisi con tanto di marito alcolizzato. Destini che si incrociano, per chi farà all’ammore ci sarà sempre qualchedun altro che ci rimetterà le penne. Ed un misterioso occhio di gallo ad oschestrare il tutto.

Scritto e diretto da Alberto Cavallone (regista milanese deceduto nel 1997, una sorta di Pasolini del trash italiano) “Spell Dolce Mattatoio” si caratterizza per quella vena di sadicismo onirico che gronda sangue da tutte le parti, e pur essendo farcito di scene osè porno erotiche libera il cinema italiano da quella mammella di cretinità volgare che per troppi anni gli ha donato latte. Umanamente ricco di errori (colori sbiaditi, budget ridotto), “L’Uomo, la Donna e la Bestia” ha il coraggio di introdurre sequenze forti, antimorali e voltastomaco ma di una genialità assolutamente fuori da ogni schema. Il film possiede ritmo e dilatazione di un disco progressive rock italiano, parecchie le sequenze musicate, visionarie, di balli in costume e rapporti sessuali consumati. Alcune passeranno alla storia come le più trucide e cult del cinema underground italiano, intrise di un surrealismo allucinatorio quasi felliniano: dalla palla di biliardo nella vagina all’occhio di vacca conficcato nella stessa, fanno scalo le esperienze del macellaio cittadino con dei bovini morti. Scalpore destò la scena della defecazione finale, oltre i confini della resistenza ottica spettatoriale. Siamo nel ‘77, aberrare le istituzioni è cosa necessaria, il poliziotto che va a puttane è l’emblema di una moralità perversa, arida, incrontrollabile. Un film difficile, ma da vedere.


Voto: 6,5


Comments:
MikiMoz on July 8th, 2008 ore 6:36 pm #

Una cosa: Cavallone NON è il Pasolini del “trash”. E’ un grande regista, come Pierpaolo, e le sue opere non hanno nulla di trash
(elemento riscontrabile molto più nella hollywood odierna che nel cinema bis italiano…).
Viva Spell!

Moz-

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