TI PRENDO E TI PORTO VIA
scritto da Niccolò Ammaniti
Edizioni Mondadori
1999
Da una provincia nascosta, Niccolò Ammaniti pareggia i conti. E’ la resurrezione della letteratura italiana.
by Orasputin
“Un venticello, un desiderio di vento, forse, smuoveva un poco l’aria arroventata. Si annunciava una notte di sonni difficili. Afosa. Stellata.”
Come i binari di una linea ferroviaria, le storie ed i personaggi di questo incredibile romanzo viaggiano su coordinate parallele, per poi scontarsi in quel punto X dal quale i loro destini ne escono completamente stravolti. Incamminandosi su direzioni opposte, gli eroi di Ammaniti scazzottano fra loro, per ripartire subito, almeno con la fantasia, chi in Giamaica, chi in Alaska.
Anche se i ritmi narrativi non sembrano quelli di una provincia impotente, l’approdo tuttavia è unico, e si chiama Ischiano Scalo: qui tutti sanno e tutti si conoscono, come al cospetto del più classico borghetto di contado, dove “il mare c’è ma non si vede“, trampolino di lancio (pericolante) e arrivo (in ritardo) dei vari Pietro, Graziano, Gloria e Flora, gli indimenticabili (per quanto facciano riflettere e viaggiare ) 4 protagonisti di “Ti Prendo E Ti Porto Via“, 225 irresistibili cambi di facciata avvinghianti come un rigore di Grosso e melmosi come un campetto di periferia. Ischiano Scalo tuttavia non esiste, pura fantascienza (non cercatelo sulla cartina), ma tutti sappiamo com’è fatto, tutti abbiamo notato la sua insegna viaggiando col nostro Intercity immaginario.
Ammaniti opera nel campo, e quando vuole si impossessa di Flora o Graziano, di Pietro o di Ischiamo, scuotendoli come marionette: gesticola con i loro pensieri, mette in guardia la loro immaginazione, e come nel caso della “televisiva” Erica Trettel, smaschera personaggi distanti anni luce dall’immaginazione di un potenziale lettore. Per la prima volta vengono infatti svelati pensieri e preoccupazioni di una cubista succhiacazzi (Erica), o l’insoddisfazione di un latin lover cuccafemmine, l’inappagato Graziano Biglia. Con risultati da pelle d’oca…mai avevo letto dei ragionamenti di un truzzo. Niccolò insegna che anche chi non si nutre di cultura è in grado di pensare, lui è l’interprete, lui è il tramite tra loro e noi. I suoi sono soggetti apparentemente poveri, che sotto la sua egida si trasformano, per diventare eroi, martiri di un mondo spietato e reale. Che grande romanzo.
Voto: 7,5
P.S.
Un ringraziamento speciale a mia cugina Marta, che mi aveva pressato affinchè leggessi questo libro. Grazie!